Ventalogo semiserio della Maturità 2.0 – La vendetta!

Si rinnova il rito dell’Esame di Stato. Pubblico una versione solo lievemente “riveduta e corretta” del Decalogo in 20 voci che dedico ogni anno agli studenti delle mie classi. Ho pensato: gli esami sono sempre quelli (per noi), ma sono un’esperienza del tutto nuova per loro, che, magari, non hanno letto i consigli dell’anno scorso perché stavano beatamente sdraiati sulla spiaggia!

A tutti, rinnovo il mio augurio di un esame di successo!

Ai miei studenti che si apprestano ad affrontare l’Esame di Stato.

Che fosse questa la prima grande “prova di maturità” della vostra vita ve lo siete sentito dire da sempre; che fosse “alle porte” quando ancora facevate il terzo anno anche; che senza sapere come né perché il 17 giugno sarebbe arrivato…pure!

Tutto potete dire, fuorché“e com’è che mi ritrovo qua?”, in uno di una fila interminabile di banchi, nel corridoio della vostra scuola. Inutile andare con la memoria alla spensieratezza dei primi anni del liceo, volati tra interrogazioni, compiti in classe e giustificazioni spesso improbabili. Ma so che “e com’è che mi ritrovo qua?” lo direte lo stesso, guardandovi attorno con un’aria tra lo sconsolato e l’ansioso.

Da quando sono nella scuola (praticamente da una vita…), mi sento come la sabbia nella clessidra: la sensazione è quella di scivolare via, inarrestabile. Ad ogni maturità qualcuno gira la clessidra e la “sabbia del tempo” riprende a scorrere inesorabile fino al nuovo traguardo. Il fatto è che va sempre avanti, sempre, e quando gli anni alle spalle sono di gran lunga più numerosi di quelli che si hanno davanti, il senso di inafferrabilità del tempo diventa molto più che un concetto astratto…

Tuttavia devo ammettere che ogni anno rappresenta un’esperienza a sé. Non c’è “mestiere” meno ripetitivo di questo: ogni classe detta il tempo e il modo, e sollecita spunti ed entusiasmi nuovi.

Ora però, bando alla nostalgia che già mi prende per la mia amata 5^AS che se ne va, passiamo alle raccomandazioni pratiche per affrontare al meglio questo primo impatto con la prova d’Italiano.

1.   Non dimenticate il “documento d’identità”.

Anche se a scuola vi conoscono come il sette-di-denari, il numero del documento va registrato daiCommissari.

2.   Non scordate il Dizionario d’Italiano (e/o deiSinonimi e dei Contrari).

E’ vero che è pesante, ma trovare la parola giusta al momento giusto non ha prezzo! Siate umili: consultatelo!

3.   Portate una o più penne di riserva.

Alzarsi nel silenzio più assoluto per gridare “Chi ci ha una penna in più?” non deporrà certo a vostro favore e magari in sede di correzione si ricorderanno di voi come “quello-della-penna”,soprattutto se avete cominciato col nero e continuato col blu…e non potrete obiettare che “tanto le sfumature quest’anno vanno tanto di moda!”.

4.   State calmi (e lo so che state pensando che è un’impresa).

Se l’italiano è la vostra lingua “madre”, anche se è difficile e talvolta sembra solo una parente lontana, vedrete che le parole prima o poi verranno fuori.

5.   Leggete con attenzione le indicazioni fornite dalla traccia (anche se chiamare così il malloppo di pagine che vi ritroverete fra le mani mercoledì mattina, è un po’ riduttivo).

6.   Analisi del testo (Tipologia A)

potete affrontarla anche se non conoscete a fondo l’autore. Il testo, come sapete,fornisce alcune indicazioni essenziali su di lui, ma attenzione all’analisi“tecnica” (figure retoriche e simili): se vi chiede di riconoscere le strategie poetiche o narrative, lo dovete fare con sicurezza e senza approssimazione

7. Saggio breve-articolo di giornale (Tipologia B)

Indicare: scelta (saggio o articolo) –titolo – destinazione editoriale (solo per l’articolo). Se manca anche solo un elemento tra questi, potreste venire penalizzati.

Rimanete entro (e non oltre) le cinque colonne di foglio protocollo (e non vale scrivere stretto-stretto per farci entrare tutto!)

8.   Leggete con attenzione i documenti dell’ambito scelto dopo aver

esaminato bene tutto il materiale fornito dal Miur. Sottolineate, cerchiate, evidenziate, decidete la linea da dare allo svolgimento. Individuate tutto ciò che pensate di utilizzare e citate sempre la fonte.

9.   Tema storico – Tema di ordine generale (tipologie C e D)

Qui non avrete tutto il materiale della tipologia B, ma sarà solo la traccia a guidarvi. Il tema è come un viaggio:dovete sapere bene da dove partire e, soprattutto, dove volete arrivare. Senza la prima sicurezza, anche la seconda viene meno. In poche parole, bisogna conoscere l’argomento. Il tema storico richiede oggettività e conoscenze approfondite. Quello di attualità non è meno insidioso: anche se fosse “La fame nel mondo” (terribile piaga che affligge l’umanità, che spesso si riduce a mero spunto per una riflessione fine a se stessa) e non sapete dire altro che metà della popolazione mondiale soffre per denutrizione e l’altra metà sta a dieta,evitate!

10. Dite quello che avete da dire e possibilmente

–      ditelo subito

–      rendetelo interessante

–      non siate ripetitivi

–      non v’impelagate con gli aggettivi

–      state attenti a stereotipi e frasi fatte.

11. Mettetevi dalla parte del lettore.

Chiedetevi “Se il commissario d’italiano non fosse obbligato, continuerebbe a leggere, dopo le prime righe,quello che ho scritto?”.

Se la risposta è “no”, regolatevi

12. Dice Beppe Severgnini (giornalista e scrittore): “Il lettore vi può mollare in qualsiasi momento. Trattenetelo.Logica, fantasia, intuizione, sorpresa, umorismo: tutto serve. L’unica colpa imperdonabile di chi scrive è la noia. Un aggettivo in una frase è potente. Due sono interessanti. Tre si annullano. Quattro annoiano. Cinque uccidono(l’articolo, il tema e l’attenzione del lettore)”

13. Evitate di scrivere (come consiglia sempre Severgnini) “Ci sentivamo precari come foglie d’autunno”: le foglie hanno smesso di cadere dopo Prèvert e Ungaretti. Occorre inventarsi qualcos’altro. L’unica metafora efficace, quindi buona è la metafora nuova. Al massimo si può dire “Ci sentivamo precari come docenti” oppure “Sottovalutati come esodati” (scherzo naturalmente!)

14. Non mangiate e non bevete mentre scrivete. Chiedete sempre il permesso prima, a meno che non vi venga esplicitamente detto che potete farlo (la marmellata del cornetto sul saggio breve non è che conferisca un particolare “colore” al pezzo…).

15. Attenti: cellulari, iPhone, iPad e dispositivi vari sono banditi. Consegnateli subito. Se vi beccano c’è l’allontanamento immediato e l’esclusione da tutte le prove…

Anche le cartucciere vintage sono out.Non ne vale la pena.

Abbiate fiducia nelle vostre capacità!

16. Una volta terminato il lavoro,leggetelo e rileggetelo e rileggetelo e rileggetelo e rileggetelo e rileggetelo. Controllate che ci sia tutto quello che ci dev’essere. Tanto avete sei ore dalla consegna della traccia. Non fate la cavolata di uscire presto e poi, appena arrivati al portone della scuola, ricordarvi di non aver indicato la destinazione editoriale dell’articolo”. Dopo non si può fare più niente.

17. Non so se ho detto tutto, anche se è da quando ci siamo visti la prima volta che vi ripeto sempre le stesse cose…La prova d’esame come rito di passaggio dall’adolescenza all’età adulta e per il valore di titolo di studio che fornisce, è troppo importante per non viverla con serietà e senso di responsabilità.

Impegnatevi! Date il massimo che potete dare! Non è vero che un voto vale l’altro“basta-che-esco-da-qua-col-minimo-e-un-calcio-nel-sedere”.

18. Se lo prendete adesso, il calcio,probabilmente sarà il primo di una lunga serie. L’università, ma ancor più il mercato del lavoro, là fuori, sono spietati: non si accontenteranno mai di un 60, se hanno a disposizione un 80 o meglio un 100. Non sono solo numeri…Anche se sarà la vita a darvi il suo voto definitivo, intanto cercate di ottenere questo!

19. Alle ragazze. Mi raccomando: è vero che l’abito non fa il monaco, ma niente nudità a vista. La biancheria sia chiama underwear perché deve stare sotto e non si deve vedere.

Ai ragazzi: al bando canotte e smanicati, i pantaloni corti con pelo-delle-gambe-in-bellavista. Una camicia,una polo e un jeans non cadente sono sempre giusti.

E’ vero che le persone non si giudicano dalle apparenze, ma rischiare proprio agli esami non è il caso.

20. Il bocca al lupo a tutti…a chi ha fatto il suo dovere e ha giustamente sfruttato la scuola come un’occasione preziosa da non perdere, e a chi non l’ha fatto, con la consapevolezza però che, se stavolta la passa liscia, la vita può non essere sempre così generosa!

E non rispondete “Crepi il lupo!” che mi è simpatico e sono contro la caccia!

P.S. Alcune raccomandazioni di questo “ventalogo”, vengono date così, per sdrammatizzare.Le commissioni sono fatte da docenti che hanno accompagnato fino alla meta studenti come voi. Anche loro sono in ansia per i “loro” studenti che, come voi, vengono esaminati da altri docenti, che non li conoscono, ma certamente li comprendono: non vanno considerati come la “controparte”, ma come la chiave d’accesso al mondo che vi aspetta fuori dal “nido” delle Superiori.

Al di là di come avete vissuto questi cinque anni, tra fasi alterne, entusiasmi e piccole delusioni,so che ognuno di voi affronterà questa importante prova al meglio delle proprie possibilità e darà il massimo, per il più soddisfacente dei risultati. Vi porterete nel cuore anche l’ansia di questi momenti e la ricorderete con un sorriso…

In questo pezzo di strada che abbiamo fatto insieme, ho cercato di trasmettere quello che amo nell’unico modo che conosco: con passione. Ma c’è una cosa ancora più importante: la certezza di aver ricevuto tanto da voi!

Siete speciali ragazzi! Andate incontro alla vita con entusiasmo, coraggio e determinazione. Non c’è niente che non possiate raggiungere!

“Only the brave happen to arrive where the angels can’t tread”
(“Solo i coraggiosi arrivano dove gli angeli non osano spingersi”)

Alexander Pope

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La grande bellezza della gratitudine #ringraziaundocente

 Voglio dire grazie agli insegnanti che mi hanno cambiato la vita:

Mio padre, Domenico Gatti che mi ha fatto appassionare al sapere ancor prima di conoscere;
La mia maestra delle elementari Bianca Camarda Saponaro, che mi ha insegnato a sfidare me stessa;
La prof. Rometta Paladini Ferrante che mi ha fatto capire quanto sia importante la gratificazione di un alunno;
Il prof. Quirico Vasta che mi ha insegnato il valore della maieutica e la passione per il pensiero filosofico;
Il prof. Luigi Carducci che mi ha fatto amare la letteratura attraverso l’incanto della sua voce;
La professoressa Giustina Favia, che mi ha dimostrato, proprio recentemente, che un insegnante è per sempre;
Il prof. Arrigo Colombo, che mi ha insegnato un metodo infallibile per l’apprendimento e mi ha avviato verso “sentieri in utopia”;
Il prof. Luigi Silori, assistente di Ungaretti, che mi ha fatto innamorare di Leopardi;
Dacia Maraini, che, alla scuola di giornalismo, mi ha fatto scoprire il fascino del saggio letterario;
Il prof. Salvatore Giuliano, dal cui esempio ho appreso che ci si deve mettere sempre alla prova accettando nuove sfide!
Grazie a tutti i miei studenti, che mi hanno insegnato l’amore per questo “mestiere” magnifico.
Grazie per quello che mi avete dato.
Grazie per quello che siete!

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La storia, perchè?

Marx diceva che la storia è “storia delle lotte di classe”.

Oggi, sfogliando un qualsiasi manuale di storia, ci si rende conto che ogni capitolo, ogni pagina è storia di diritti negati.
Storia di potere che opprime e di singoli o classi o popoli che non ci stanno.
Storia di sperequazioni economiche e sociali stridenti alle quali singoli o classi o popoli si ribellano.
Questo facciamo ogni giorno. 

Affrontiamo lo studio di un passato di lotte e sangue raffrontandolo ad un presente di lotte e sangue, di licenziamenti e barconi rovesciati.
Ogni giorno cerchiamo di trasmettere ai giovani la speranza che, se studiano, si impegnano, si attivano nella difesa dei diritti e della democrazia, non sarà sempre così.
Buongiorno.

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Diritti: a ciascuno il suo

I diritti sono diritti. E sono uguali per tutti.

È questo che abbiamo imparato a scuola. È questo quello che insegniamo.

È questo il motivo per cui ogni giorno uno studente si alza e va a scuola.

È questo fine che porta ogni giorno un insegnante nella sua classe.

Approfondiamo i genocidi della storia, condanniamo lo sterminio degli uni sugli altri.

Palpitiamo per la sorte di Sacco e Vanzetti, ci indigniamo per il delitto Matteotti, rabbrividiamo per i martiri delle Fosse Ardeatine…

Ma siamo pronti a rinnegare tutto quello in cui abbiamo creduto, non appena la teoria si fa pratica davanti ai nostri occhi.

E siamo pronti alle discriminazioni, alle emarginazioni, alle classificazioni delle persone in serie A e serie B…

Non esiste tuo e mio, non esiste “casa vostra” se lì c’è guerra, fame, miseria, ingiustizia.

Tutti i giorni un insegnante si alza ed entra in un’aula per dare a tutti un’opportunità.

Tutti i giorni uno studente si alza ed entra in un’aula perché gli venga garantita un’opportunità … anche se si chiama Aisha, Bashir, Jaffar o Sahar e un’aula non ce l’ha perché è stata bombardata.

Stessi diritti dei nostri figli a rincorrere la felicità ovunque essa si nasconda.

Se così non è, inutile alzarsi…domattina

bimbi_immigrati_800_800

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Se…

morti in mare

Se smettessimo di chiamarli “migranti” e li chiamassimo semplicemente persone…
E mettessimo i loro corpi, uno accanto all’altro…
Fino a settecento…
Se riuscissimo a guardare oltre il nostro “particulare”…
Se fossimo disposti a non chiamare “diritti” solo i nostri diritti…
Se provassimo un moto di orrore per come sono morti…per come hanno vissuto…
Forse quegli occhi, visi, mani, cuori
Non verranno dimenticati con la sigla del telegiornale.

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Cari ragazzi, sono un’insegnante e non ho motivo di chiedervi scusa!

Su Facebook da qualche giorno circola questa lettera (http://www.internazionale.it/opinione/lizanne-foster/2015/03/11/scuola-studenti-scuse) e,francamente, non comprendo la frenesia con la quale studenti e colleghi si siano affrettati a condividerla ovunque. Intanto nasce, credo, all’interno di un contesto scolastico totalmente diverso dal nostro. Poi contiene un velato, ma neanche troppo, invito all’anarchia (“Mi dispiace che dobbiate chiedermi il permesso di uscire dalla classe per andare a fare pipì anche se avete già la patente, un lavoro part-time e state prendendo decisioni importanti per il vostro futuro dopo la scuola”) che non condivido affatto. Le regole, scritte o non scritte, della convivenza e del buon senso impongono rispetto reciproco.

E poi, scusa di cosa?
Mi dovrei scusare se fossi un’insegnante che non ci mette l’anima,
se mi rivolgessi a loro in modo sgarbato,
se non educassi con l’esempio, prima che con le lezioni.
Dovrei chiedere scusa se non preparassi con cura le mie lezioni affinché lo standard sia e rimanga alto,
se non dessi loro, giorno dopo giorno, un metodo per apprendere e un metodo per diventare migliori apprendendo,
se lasciassi che lo studio fosse solo finalizzato al voto,
se non li educassi all’onestà, civile e intellettuale.
Quante volte chiudiamo un occhio e anche tutt’e due constatando che si stanno “aiutando” tra loro? Pur facendolo però, li abituiamo al lavoro e alla resa individuale, perché agli esami universitari, come in un colloquio di lavoro “ognuno sta solo sul cuor della terra”…e lì non ci sono i compagni a sussurrare suggerimenti o a passare bigliettini con le soluzioni…
Dovrei chiedere scusa se li soffocassi di compiti da fare, senza poi vedere se e cosa hanno fatto…perché così lancerei il messaggio…”tantoèinutilechelifacciochenonlicontrollanessuno”.
Mi dovrei scusare se, a fronte del lavoro che fanno ogni giorno, non li gratificassi,
se non li rispettassi,

se non tenessi conto di bisogni speciali e normali,

se non prestassi attenzione alle difficoltà e alle eccellenze,
se entrassi in aula senza un sorriso,

se li derubassi dei sogni,
se non pensassi che è nelle mani di questi giovani che stiamo mettendo il futuro di questo Paese…
Di cosa dovrei chiedere scusa?
Di non sentire questo come un lavoro da compiere?
Di non stare nella pelle perché domani devo “farli incontrare con Foscolo e Dante”?
Di contagiarli con il mio entusiasmo che ancora cresce dopo trent’anni di ruolo nella scuola?

Cari ragazzi, sono un’insegnante e non ho motivo di chiedervi scusa!

Diploma Day al Majorana di Brindisi

Diploma Day al Majorana di Brindisi

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Se fossi ancora qui…

Oggi sarebbe stata una di quelle giornate in cui ti saresti alzata e saresti uscita in camicia da notte, per cogliere il primo sole sulle piante di quel giardino che amavi tanto. Avresti controllato l’albero dei limoni, sfregato tra le mani una foglia per odorare la fragranza dell’olio essenziale. Saresti corsa vicino ai gerani per dare un’occhiata ai primi boccioli. Avresti ammirato le piante grasse sempre più alte e le chicas con le prime foglie nuove che si fanno largo dall’interno… Forse avresti preso il caffè, lungo, come ti piaceva, sulla panchina sotto la magnolia… Saresti rientrata solo dopo l’ennesimo invito di papà a metterti qualcosa addosso…e al primo starnuto avrebbe detto: “Hai visto? Ti sei raffreddata!!!” Ma tu non gli avresti dato retta, perché catturare il primo raggio di sole sulle piante non ha prezzo. Tu eri così…la notte, a guardare in su per unire le stelle attraverso fili misteriosi, al mattino per individuare il primo astro del giorno… Adesso sono qui, davanti ad una lastra di marmo con una foto nella quale sorridi…Mamma

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