Esami di Stato 2014: ci risiamo!

Immagine

Non ci crederete, ma dopo una vita nella scuola, l’ansia d’esame mi prende uguale uguale ogni anno, come fossi io a doverlo sostenere.

Anzi, da studente non mi ricordo tanta tensione.

Pur lontani, lontanissimi nel tempo, tra noi, studenti della fine degli anni Settanta, e quelli del Terzo Millennio c’è più di un’analogia. E la dimostrazione sta proprio in alcune delle tracce scelte per la Maurità 2014. Una in particolare rappresenta il punto di connessione tra passato e presente: “Violenza e non violenza. Due volti del Novecento”, da svolgere nella forma del saggio breve o dell’articolo di giornale. Gli autori da cui gli studenti potevano attingere erano, tra gli altri, Hannah Arendt (Sulla violenza), Gandhi (Antiche come montagne), Martin Luther King con il discorso pronunciato al termine della grandissima marcia di protesta a Washington il 28 agosto 1963, il celeberrimo “I have a dream”.

Immagine

Dacia Maraini, a cui è stato chiesto un commento ha detto: “La violenza ci appartiene, dobbiamo imparare a governarla (…) Il tema è molto attuale perché bisogna ridefinire i termini di violenza, che oggi si esprime in altre forme, più psicologiche, repressive e basate sui modelli culturali“. 

Immagine

Nel 1979 il Ministero inviò questa traccia “Alla luce degli ultimi avvenimenti mondiali e del riesplodere di fenomeni di violenza, di sopraffazione e di terrorismo, che hanno investito le più diverse nazioni, il candidato sviluppi le sue riflessioni a proposito di questa affermazione di Goya: “Il sonno della ragione genera mostri” (Commentari ai Capricci n. 43) ”. Un tema che “si poteva fare”, allora come oggi; un argomento che sollecita la riflessione su un contesto storico-sociale che, per quando cambiato ed evoluto, vede ancora dominare “quello della pietra e della fionda, uomo del mio tempo”, come avrebbe detto Quasimodo.

Immagine

 

Ed è proprio Salvatore Quasimodo, che non “usciva” dal 2002, l’autore scelto dal Miur per l’analisi del testo. Una poesia che profuma di zagare e arance della sua Sicilia, un’isola ricca di contrasti, simbolicamente rappresentati dalla solarità degli agrumi e il nero della gazza.

 

Forse è un segno vero della vita:
intorno a me fanciulli con leggeri
moti del capo danzano in un gioco
di cadenze e di voci lungo il prato

della chiesa. Pietà della sera, ombre
riaccese sopra l’erba così verde,
bellissime nel fuoco della luna!
Memoria vi concede breve sonno:
ora, destatevi. Ecco, scroscia il pozzo

per la prima marea. Questa è l’ora:
non più mia, arsi, remoti simulacri.
E tu vento del sud forte di zàgare,
spingi la luna dove nudi dormono
fanciulli, forza il puledro sui campi

umidi d’orme di cavalle, apri
il mare, alza le nuvole dagli alberi:
già l’airone s’avanza verso l’acqua
e fiuta lento il fango tra le spine,
ride la gazza, nera sugli aranci.

Il ricordo di un paradiso perduto fuori dal tempo che prende corpo attraverso l’evocazione del poeta, lontano e solitario, è il tema di questa poesia dai toni ben diversi da quelli assunti da Quasimodo nei componimenti d’impegno civile e sociale, che più ampio spazio trovano nei manuali scolastici.

 

Affascinante, e a quanto riportano le statistiche, la più gettonata (“che vuol dire gettonata?” diranno gli studenti del 2014, che forse, per motivi anagrafici, di gettoni non sanno nulla…forse conoscono solo quelli delle giostre…) è stata la traccia sulla tecnologia pervasiva.

Anche se agli scienziati l’aggettivo non è piaciuto (“ll termine pervasività ha una valenza negativa, come se si trattasse di una metastasi” ha detto Edoardo Boncinelli, genetista del San Raffaele di Milano) ritengo sia un tema molto vicino ai ragazzi. Un passaggio da un “trasumanar” di dantesca memoria (trascendere la natura umana per entrare nell’infinità della dimensione divina) ad un trasumanare moderno, basato tutto sulla tecnologia che, tuttavia, fa raggiungere una dimensione altra, una forma di trascendenza contemporanea.

Tra i brani che il  Ministero ha scelto per illustrare appunto la pervasività della tecnologia, un articolo di Fabio Chiusi dal titolo “Trans Umano la trionferà” in cui si parla di “esseri umani 2.0” e si afferma che “la Silicon Valley ha la sua religione” e che “progetti di superamento dell’umano nel postumano si devono e possono realizzare tramite la tecnologia. Come con le nanomacchine, robot grandi come virus in grado di riparare le cellule cancerose e permettere l’eliminazione di ogni forma di sofferenza e la sconfitta dell’invecchiamento e della morte”.

Molti studenti hanno giudicato alla loro portata questa proposta: in particolare quelli delle scuole 2.0 come quella nella quale insegno.

 A corredo della traccia relativa all’ambito socio-economico incentrato sulle “Nuove responsabilità” sono stati forniti agli studenti brani che, partendo dal riscaldamento globale e la sua influenza sulla vita umana (Wolfang Behringer, Storia culturale del clima), portano la riflessione sui temi della libertà e della democrazia (Amartya Sen, Lo sviluppo è libertà. Perché non c’è crescita senza democrazia) e poi alla condivisione del mondo e al diritto di ciascuno a cercare la felicità ovunque e trovare accoglienza (Luce Irigaray, Condividere il mondo, Jacques Attali, Domani chi governerà il mondo?). Temi caldissimi questi, soprattutto alla luce dei continui sbarchi sulle nostre coste di persone che scappano dai loro paesi d’origine, dalla mancanza di democrazia e di libertà. I ragazzi che affrontano questa prova sono gli adulti del futuro, quelli che dovranno trovare “nuove ricette per un mondo che gli stiamo consegnando non proprio in splendida forma – dice Alessandro D’Avenia – Sono fiducioso nel fatto che questa generazione cambierà lo sfacelo di questi ultimi mesi tra corruzione e facili populismi”.

 Immagine

Artistico.letterario (ma non troppo) l’ambito entro il quale la traccia sul tema del dono invita lo studente a muoversi.

Si parte dal Premio Nobel Grazia Deledda con Il dono di Natale, per passare a Theodor W. Adorno con Minima moralia e Meditazioni della vita offesa; poi Mark Anspach con Cosa significa ricambiare? Dono e reciprocità e Enzo Bianchi con Dono. Senza reciprocità. Nell’epoca del grande individualismo mascherato dalla perenne connessione con gli altri, ”Il dono al tempo di Internet” di Marco Aime e Anna Cossetta focalizza una questione molto attuale: quella dello scambio in rete per creare relazioni, mettere la propria conoscenza a disposizione degli altri, quindi donare. Ad integrare il materiale da utilizzare per svolgere questo lavoro, anche tre opere pittoriche come la Donazione di Costantino dell’Oratorio di San Silvestro, a Roma, Antioco e Stratonica da Jacques-Louis David e ”Adorazione dei Magi” del Parmigianino. Il che ci fa sperare che nella scuola 2.0 ci sarà ancora posto per la storia dell’arte.

 Per gli appassionati di storia, invece, il Miur ha pensato alla traccia che chiede al candidato di riflettere su “L’Europa del 1914 e l’Europa del 2014: quali le differenze?”. Se da una lato qualcuno avrà esclamato: “Finalmente un argomento che sicuramente nei programmi c’è”, dall’altro avrà trovato una certa difficoltà nel rilevare le differenze tra queste due epoche in chiave europea.

Partendo proprio dallo spartiacque epocale della guerra 1914-18, destinato a modificare profondamente i rapporti fra gli stati europei e fra l’Europa e il mondo, bisognava verificare se, ad un secolo di distanza, alcuni fenomeni avviati nel 1914 siano ancora oggi determinanti per gli equilibri del mondo occidentale sotto il profilo politico, istituzionale ed economico. Una traccia meno facile di quanto potesse apparire ad un primo impatto.

 Per chiudere, citiamo la traccia che forse ha avuto maggiore risonanza. Il tema di ordine generale, il cosiddetto tema di attualità, invitava a riflettere su una posizione dell’architetto e senatore Renzo Piano a proposito del “Rammendo delle periferie”.

Immagine

Siamo un Paese straordinario e bellissimo, ma allo stesso tempo molto fragile. È fragile il paesaggio e sono fragili le città, in particolare le periferie dove nessuno ha speso tempo e denaro per far manutenzione. Ma sono proprio le periferie la città del futuro, quella dove si concentra l’energia umana e quella che lasceremo in eredità ai nostri figli. C’è bisogno di una gigantesca opera di rammendo e ci vogliono delle idee. […] Le periferie sono la città del futuro, non fotogeniche d’accordo, anzi spesso un deserto o un dormitorio, ma ricche di umanità e quindi il destino delle città sono le periferie. […] Spesso alla parola “periferia” si associa il termine degrado. Mi chiedo: questo vogliamo lasciare in eredità? Le periferie sono la grande scommessa urbana dei prossimi decenni. Diventeranno o no pezzi di città?.

Rifletti criticamente su questa posizione di Renzo Piano, articolando in modo motivato le tue considerazioni e convinzioni al riguardo”.

Ho ascoltato Renzo Piano al telegiornale che commentava la traccia e che metteva l’accento sul pregiudizio che accompagna le periferie, che troppo facilmente si definiscono “degradate”. La sua rivalutazione, anche in chiave estetica, di queste zone urbane le mette al centro di un processo di rinascita delle città, dove il fattore umano avrà un ruolo determinante.

 Quale avrei scelto io?

Il fatto che non ho una risposta precisa forse vuol dire che erano quasi tutte “fattibili”: probabilmente avrei svolto l’analisi dei versi di Quasimodo, perché mi piace indagare nelle pieghe della poesia e scoprire le strategie che il poeta sceglie per esprimere e trasmettere il suo messaggio o la sua riflessione…

…ma forse avrei scelto quella sul dono, per il suo taglio filosofico-antropologico e non solo letterario: una rifondazione della cultura contemporanea, dall’affermezione del sé individuale alla cultura della condivisione gratuita come quella che avviene nella rete.

Pensandoci ancora un po’…avrei svolto quella di Renzo Piano e, inevitabilmente avrei pensato alle Città invisibili di Calvino, o alle periferie corsare di Pasolini…

 Ogni volta che preparo una prova scritta mi chiedo: sceglierei questa traccia? Saprei svolgerla? E’ il mezzo attraverso il quale potrei esprimere il mio pensiero al meglio?

 “Gli esami non finiscono mai” diceva Eduardo. E’ proprio così e ognuno di noi lo sperimenta ogni giorno.

L’esame di stato accompagna il ragazzo verso questa nuova percezione di sé in relazione al mondo che lo circonda, pronto a farti l’esame prima di spiegarti la lezione.

 Immagine

 

 

   

 

Annunci
Questa voce è stata pubblicata in Senza categoria. Contrassegna il permalink.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...