LELE RIVIVE NEI SUOI COMPAGNI: UN CAMPO, QUATTRO SQUADRE E I PALLONCINI IN CIELO

L’appuntamento era allo Stadio Fanuzzi, stamattina alle 9, per il III Memorial “Gabriele Marrazza”. E già scrivere il termine “Memorial”, vicino al nome di un ragazzo che avrà 17 anni per sempre, mi provoca un brivido che non passerà tanto presto.
L’assemblea d’Istituto del mese di febbraio, da tre anni, si tiene in un modo diverso dalle altre: diventa un torneo di calcio, un quadrangolare tra squadre “amiche” che si contendono una vittoria simbolica da dedicare al loro compagno che se n’è andato tragicamente il 17 febbraio del 2011.
Gabriele amava il calcio e la Juve, e condivideva questa passione con moltissimi compagni. E loro hanno voluto inseguire un pallone per ricordarlo e forse, per prendere a calci quella sorte avversa che una sera di febbraio ha portato loro via l’amico più caro.

Il papà di Gabriele è arrivato in orario, in macchina, da solo. Ha parcheggiato, è sceso dall’auto ed è rimasto lì, immobile, incapace, per alcuni lunghissimi istanti, di compiere il tragitto fino all’ingresso dello Stadio: avrebbe rivisto gli studenti, quello che era il mondo di suo figlio fino a qualche anno fa… E il vuoto sarebbe diventato infinito come quello che, chi gli è andato incontro, ha visto nei suoi occhi! Lui che si porta Gabriele anche nei tratti somatici, uguali, come solo padre e figlio possono essere.

Le quattro squadre erano già schierate sull’erba verde del campo. Quattro il colori delle maglie: blu, rosso, bianco, nero. Sulla schiena i numeri e, uguale per tutti, la scritta “Lele” ed una frase “Vivi la vita con un sorriso, anche quando non ne hai la forza”. Tutti i giocatori avevano in mano un palloncino colorato. Dopo 60 secondi di silenzio, un minuto interminabile, i palloncini son volati in cielo in un tripudio di cromie.

Fischio d’inizio. La squadra BLU, capitanata da Roberto “Lele” Passarelli (Falcone, Vantaggiato, Pisani, Montinaro, Truppi, Zanzariello, Conte, Giaquinto D., Giaquinto L. Tedesco, Epifani) in due tempi da 20’, ha battuto la squadra ROSSA di Francesco Perchinenna (Rochira, Mazza, De Stradis, Brunetto, Costantino, Tommasi, Greco, Tondo, Spedicato, Guadalupi) per 5 gol a 0. 
Nell’intervallo gli studenti, commossi, hanno voluto consegnare al papà di Gabriele una targa ricordo dell’evento. Sto scrivendo e non vorrei farlo: tornare a casa con una targa e senza un figlio… Non può immaginare quanto gli siamo vicini, quanto affetto gli portiamo.

La Rappresentante d’Istituto Giorgia Bungaro, ha voluto inserire nella scatola l’articolo che Senza Colonne ha pubblicato domenica sera, in occasione della commemorazione tenutasi lunedì mattina davanti all’ingresso della sede centrale del Majorana in via Montebello. Poi, tra gli applausi scroscianti, lo striscione portato da tutti gli studenti: “Nei cuori e nella mente, ogni anno più presente!”

Con un nodo in gola, il torneo si è avviato verso la seconda fase. 
La squadra BIANCA, guidata da Luigi Masili (con Franco, Zammillo, Vincenti, Morleo Petrarolo, Bagnulo, Zara, Frattini, D’Aprile, Del Prete) ha sconfitto con lo stesso risultato di 5 a 0 la squadra NERA di Mattia Gigliola (Francioso, Tacconi, Ferrara, Tedesco, Taurisano, Di Santantonio, Chimienti, Montanaro, De Vincentis, Toscano).

Nella pausa immediatamente precedente la finale, gli studenti sono entrati in campo con la signora Katia Schiavone, presidente dell’Associazione “Vittime della Strada e della Giustizia” e le hanno consegnato una busta contenente la donazione che i ragazzi tutti, studenti e amici di Gabriele (che hanno acquistato le magliette con il loro denaro), hanno destinato al sodalizio. Ancora uno striscione che mostra i volti di tanti innocenti falciati sulle strade d’Italia: tra loro, il volto sorridente di Gabriele. Un lancio di quattro palloncini e le lettere che compongono il nomignolo “LELE” si librano nell’aria.

L’ultimo incontro, in due tempi di 30’, vede contrapposte le squadre BLU e BIANCA. Pareggiano, 4 a 4. Il III Memorial “Gabriele Marrazza” si conclude ai rigori, con la vittoria dei BLU.

Mentre si svolge la partita, la prof. di Matematica Silvia Camon, non può non raccontarci che l’ultima ora di lezione Gabriele l’ha svolta proprio con lei. Erano tutti eccitati nella 4^BK quel giorno, perché la sera avrebbero partecipato al diciottesimo compleanno di una loro compagna. Ricorda le risate, le battute scherzose, l’atmosfera da “Sabato del Villaggio” che si era venuta a creare. Lei li aveva lasciati fare: erano troppo allegri e spensierati per pensare, in quell’ultima ora della giornata, agli esercizi di matematica. Da quel giorno, la foto di Gabriele è sul suo comodino, e una preghiera per lui non manca mai: “E’ diventato il mio angelo” dice, nascondendo gli occhi lucidi dietro i grandi occhiali da sole.

Nel pomeriggio mi è giunta una mail da parte della cugina di Gabriele, Daniela Dell’Acqua, che stamattina era presente allo stadio. Voleva ringraziare la scuola per come porta avanti il ricordo del ragazzo, senza dimenticarsene mai (a lui, il Dirigente, ha intitolato un premio per meriti sportivi che si attribuisce ogni anno allo studente che si sia distinto in questo ambito). Riporto parte del suo contributo: “Posso solo dirle che, da tre anni a questa parte, è sempre una forte emozione…Pensare che dei ragazzi così giovani siano così costanti nel voler ricordare il loro compagno. Gli striscioni, la targa, i palloncini, il suo nome che vola…Nel volto di ognuno di loro, vedo quello di Gabriele, il suo sorriso, la sua simpatia irresistibile. Una persona speciale che rivive in persone speciali, quelle che hanno organizzato questo evento e che voglio nominare e ringraziare ad uno ad uno: Giorgia Bungaro, Antonio Cascione, Marco Della Rocca, Stefano Galantucci che si sono impegnati tantissimo e ci hanno fatto commuovere. Ma vorrei che i ringraziamenti della famiglia andassero anche a due amici di Gabriele, ormai diplomati, Giuseppe Zuccaro e Davide Pietrantonio, che lunedì sera, hanno organizzato un torneo al quartiere La Rosa. Siamo grati a tutti per la loro sensibilità e l’affetto che ci dimostrano ogni volta”.

Non voglio chiudere questa riflessione con la stessa tristezza che ha connotato queste giornate che abbiamo dedicato al ricordo di Gabriele. 
Voglio riportare le ultime righe del componimento di Henry Scott Holland (1847-1918), professore della Oxford University, intitolato “La morte non è niente”.

“Fate che il mio nome rimanga per sempre
quella parola familiare che è stata.

Pronunciatelo senza sforzo,
senza che diventi l’ombra di un fantasma.
La vita significa tutto ciò che ha sempre significato.
È la stessa che è sempre stata.
C’è una continuità assoluta, ininterrotta.
Cos’è questa morte se non un incidente insignificante?
Perché dovrei essere lontano dal vostro cuore
dal momento che non sono con voi?

Vi sto soltanto aspettando da qualche parte,
molto vicino, appena svoltato l’angolo.
Va tutto bene”

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