Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso

DELICATISSIMO COMPONIMENTO DEL POETA LIVORNESE, MA GENOVESE D’ADOZIONE, GIORGIO CAPRONI (Livorno, 7 gennaio 1912Roma, 22 gennaio 1990). HO SCOPERTO QUESTO BRANO SOLO DA QUALCHE GIORNO, GRAZIE AD UN AMICO. MI PIACEREBBE SAPERE COSA NE PENSATE…

UNA POESIA CHE AFFRONTA IL TEMA DEL VIAGGIO, LUNGA, COME LUNGO E’ L’ADDIO…


Amici, credo che sia
meglio per me ricominciare
a tirar giù la valigia.
Anche se non so bene l’ora
d’arrivo, e neppure
conosca quali stazioni
precedano la mia,
sicuri segni mi dicono,
da quanto m’è giunto all’orecchio
di questi luoghi, ch’io
vi dovrò presto lasciare.
Vogliatemi perdonare
quel po’ di disturbo che reco.
Con voi sono stato lieto
dalla partenza, e molto
vi sono grato, credetemi,
per l’ottima compagnia.

Ancora vorrei conversare
a lungo con voi. Ma sia.
di ricreatorio e di prato
sul volto, la cui tinta
mite, è sì lieve spinta.
Congedo, o militare
(o marinaio! In terra
come in Il luogo del trasferimento
lo ignoro. Sento
però che vi dovrò ricordare
spesso, nella nuova sede,
mentre il mio occhio già vede
dal finestrino, oltre il fumo
umido del nebbione
che ci avvolge, rosso
il disco della mia stazione.
Chiedo congedo a voi
senza potervi nascondere,
lieve, una costernazione.
Era così bello parlare
insieme, seduti di fronte;
così bello confondere
i volti (fumare,
scambiandoci le sigarette),
e tutto quel raccontare
di noi (quell’inventare
facile, nel dire agli altri),
fino a poter confessare
quanto, anche messi alle strette,
mai avremmo osato un istante
(per sbaglio) confidare.

(Scusate. È una valigia pesante
anche se non contiene granché:
tanto ch’io mi domando perché
l’ho recata, e quale
aiuto mi potrà dare
poi, quando l’avrò con me.
Ma pur la debbo portare,
non fosse che per seguire l’uso.
Lasciatemi, vi prego, passare.
Ecco. Ora ch’essa è
nel corridoio, mi sento
più sciolto. Vogliate scusare).

Dicevo, ch’era bello stare
insieme. Chiacchierare.
Abbiamo avuto qualche
diverbio, è naturale.
Ci siamo – ed è normale
anche questo – odiati
su più d’un punto, e frenati
soltanto per cortesia.
Ma, cos’importa. Sia
come sia, torno
a dirvi, e di cuore, grazie
per l’ottima compagnia.
Congedo a lei, dottore,
e alla sua faconda dottrina.
Congedo a te, ragazzina
smilza, e al tuo lieve afrore
cielo ed in mare)
alla pace e alla guerra.
Ed anche a lei, sacerdote,
congedo, che m’ha chiesto s’io
(scherzava!) ho avuto in dote
di credere al “vero” Dio.

Congedo alla sapienza
e congedo all’amore.
Congedo anche alla religione.
Ormai sono a destinazione.

Ora che più forte sento
stridere il freno, vi lascio
davvero, amici. Addio.
Di questo, sono certo: io
son giunto alla disperazione
calma, senza sgomento.

Scendo. Buon proseguimento.

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6 risposte a Giorgio Caproni, Congedo del viaggiatore cerimonioso

  1. gattigiusy ha detto:

    L’ADDIO EDUCATO E “CERIMONIOSO” ALLA VITA…IL CONGEDO DEL POETA, VIAGGIATORE. GRANDISSIMO CAPRONI…

  2. zebachetti ha detto:

    non conoscevo questo poeta belli i suoi versi di questa sua poesia toccante un cordiale saluto buonanotte nazzareno

  3. fausta68 ha detto:

    Cara Giusy, non mi arrivavano le notifiche dei tuoi post ed mi sono persa tante belle cose.
    Bellissima questa poesia di Caproni: avendo mia figlia e la sua famiglia a Livorno, avevo letto qualcosa di lui ma non questo congedo.
    Mi sembra di sentirlo questo addio, quando lasci un luogo o una persona e mille pensieri ti passano per la testa che ti fanno perdere il filo del discorso……poi lo riprendi ma qualche cosa, anche piccola e senza importanza, ti allontana di nuovo. Quasi inconsciamente un modo per ritardare di un po il distacco…..
    Un abbraccio…ora ho sottoscritto il tuo blog…….

    • gattigiusy ha detto:

      CON WORDPRESS E’ CAMBIATO TUTTO E NON MI CI RITROVO…COME CON TUTTE LE COSE NUOVE, CI VUOLE UN PO’ DI TEMPO PRIMA DI ADATTARSI. IL COMMIATO DI CAPRONI E’ UNO DI QUELLI CHE METTE I BRIVIDI TANTO E’ VERO E PROFONDO…
      SPERO DI RISENTIRTI…

  4. mina ha detto:

    Meravigliosa e delicata poesia:
    sto per lasciare il mio amato lavoro per andare in pensione e questi versi mi commuovono. Anch’io mi sento così.
    Anche il mio è un addio ad una vita che non mi apparterrà più: amici, colleghi, ragazzi, giornate piene, valigie pesanti …con il cuore contento.
    Si scende, si cambia

    • gattigiusy ha detto:

      …Si scende, si cambia, è vero…ma si vorrebbe scendere quando ti fanno salire, e salire quando si è costretti a scendere…L'”amato” lavoro, quando è tale, ci riempie l’esistenza, è sicuro…ma t’immagini se essa si riducesse solo a questo? Il lavoro è lavoro, anche quando è passione…poi c’è la vita.

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