EDGAR ALLAN POE, IL CUORE RIVELATORE (IL RUMORE DEL CUORE)

PER FAUSTA E PER COLORO CHE HANNO VOGLIA DI ASCOLTARE

IL BREVE RACCONTO DI

EDGAR ALLAN POE

http://www.geocities.com

("The tell-tale heart" pubblicato per la prima volta In The Pioneer di James Russell Lowell nel gennaio 1843)

NELLA IMPAREGGIABILE INTERPRETAZIONE DI

GIANCARLO GIANNINI.

 

PER COLORO CHE, INVECE, VOGLIONO LEGGERLO,

HO RIPORTATO IL TESTO INTEGRALE.

AL PROSSIMO INCIPIT!

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"Il Cuore Rivelatore" 

E’ vero! Sono e sono sempre stato nervoso, molto, spaventosamente nervoso;

ma perche’ dite che sono pazzo?

La malattia ha acuito i miei sensi, ma non li ha

distrutti, non li ha soffocati. Particolarmente affinato era in me il senso

dell’udito. Udivo tutte le cose del cielo e della terra. E udivo anche molte

cose dell’inferno. Come puo’ essere dunque che io sia pazzo? Ascoltatemi! E

osservate con quanta lucidita’, con quanta calma io posso narrarvi per filo e

per segno tutto cio’ che accadde.

 

E’ impossibile dire come l’idea mi sia entrata per la prima volta nel cervello.

Ma non appena l’ebbi concepita mi ossessiono’ notte e giorno. Scopo non ne

avevo. Odio neppure. Volevo bene al vecchio. Non mi aveva mai fatto del male.

Non mi aveva mai insultato. Non desideravo il suo oro. Credo fosse il suo

occhio! Si’, fu proprio cosi’! Aveva l’occhio di un avvoltoio, un occhio

pallido, azzurro, coperto di una pellicola. Ogni volta che esso si posava su di

me il mio sangue si raggelava, e cosi’ per gradi, oh, per gradi molto lenti, io

decisi di togliere la vita al vecchio, e sbarazzarmi cosi’ per sempre di

quell’occhio.

 

Ora questo e’ il punto. Voi mi credete pazzo, ma i pazzi non capiscono nulla,

mentre avreste dovuto vedere ME. Avreste dovuto vedere con quanta accortezza

procedetti, con quanta cautela, con quanta preveggenza, con quanta

dissimulazione mi misi all’opera! Mai fui cosi’ gentile col vecchio come

durante la settimana prima che io l’uccidessi. E ogni sera, verso mezzanotte,

giravo il paletto della sua porta e aprivo l’uscio… oh, come piano! E poi,

una volta ottenuta un’apertura sufficiente perche’ la mia testa potesse

passarvi, mettevo dentro una lanterna cieca, tutta chiusa, ben chiusa, in modo

che non ne uscisse nessuna luce, e poi spingevo innanzi il capo. Oh, avreste

riso nel vedere con quanta furberia lo insinuavo nell’apertura! Lo muovevo

lentamente, in modo da non disturbare il sonno del vecchio. Mi ci voleva un’ora

intiera per far passare tutta quanta la testa entro la fessura in modo da

poterlo vedere mentre giaceva sul letto. Ah! Un pazzo avrebbe agito con

altrettanta avvedutezza? Poi, quando tutta la mia testa era entrata nella

stanza, scoprivo la lanterna cautamente, oh, quanto cautamente, cautissimamente

(poiche’ i cardini scricchiolavano) la scoprivo giusto quel tanto che mi

permetteva di far cadere un unico sottile raggio sull’occhio d’avvoltoio. E

questo feci per sette lunghe notti, esattamente ogni notte a mezzanotte, ma

trovavo l’occhio sempre chiuso, cosicche’ mi era impossibile compiere la mia

opera, poiche’ non era il vecchio che mi irritava ma il suo Occhio Maligno. E

ogni mattina, quando il giorno spuntava, entravo baldanzosamente nella stanza e

gli parlavo con audacia, chiamandolo per nome in tono cordiale, e gli chiedevo

come avesse trascorso la notte. Percio’ capirete che avrebbe dovuto essere un

vecchio molto astuto per sospettare che ogni notte, a mezzanotte in punto, io

lo spiavo mentre egli dormiva. L’ottava sera fui piu’ cauto del solito

nell’aprire la porta. Una lancetta da orologio dei minuti si muove piu’

rapidamente di quel che si muovesse la mia mano. Mai prima di quella sera avevo

SENTITO con tanta intensita’ tutta la somma dei miei poteri e della mia

sagacia. Stentavo a trattenere la mia sensazione di trionfo. Pensare che io ero

li’, ad aprire la porta a poco a poco, senza che egli neppure lontanamente

sospettasse le mie azioni o i miei pensieri segreti. Per poco non mi misi a

sogghignare, e forse egli mi intese, poiche’ ad un tratto si mosse sul letto,

quasi risvegliato di soprassalto. Ma forse ora crederete che io arretrassi…

ma non fu cosi’. La sua stanza fittamente immersa nelle tenebre era nera come

la pece (poiche’ le imposte erano saldamente chiuse e sprangate per timore dei

ladri): percio’ ero certo che non mi potesse vedere nell’atto di aprire

l’uscio, e seguitai quindi a spingere la maniglia in avanti, sempre piu’ in

avanti, senza esitazioni.

 

Gia’ avevo messo dentro la testa, e stavo per aprire la lanterna, quando il mio

pollice scivolo’ sul gancetto di metallo, e il vecchio balzo’ a sedere sul

letto gridando: – Chi e’ la’?

 

Rimasi perfettamente immobile e non proferii sillaba: durante un’ora intera non

mossi un solo muscolo, eppure in tutto quel tempo non lo intesi riadagiarsi.

Era sempre a sedere sul letto in ascolto… esattamente come avevo fatto io,

notte per notte, mentre ascoltavo gli orologi della morte rintoccare sulla

parete.

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Infine avvertii un gemito sommesso, e compresi che era un gemito di terrore

mortale. Non era ne’ un gemito di sofferenza ne’ un gemito di dolore, oh, no!

Era l’ansito soffocato, contenuto, che si leva dal fondo dell’anima allorche’

questa e’ sopraffatta dalla paura. Conoscevo bene quell’ansito. Piu’ di una

volta, a mezzanotte in punto, quando l’universo intiero giaceva addormantato,

esso si e’ levato dal mio petto, incupendo con i suoi echi spaventosi i terrori

che mi dilaniavano. Ripeto che lo conoscevo bene. Capivo quel che il vecchio

sentiva, e avevo pieta’ di lui, benche’ dentro di me sghignazzassi. Sapevo che

si era svegliato sin dal primo leggero rumore, allorche’ si era rigirato nel

letto. Da quel momento i suoi timori non avevano fatto che crescere entro di

lui. Doveva aver tentato di giudicarli senza motivo, ma non gli era stato

possibile. Certo si era detto: "Deve essere semplicemente il vento nel

camino… oppure un topo che attraversa il pavimento", oppure: "forse soltanto

un grillo che ha trillato un’unica volta". Si’, certo doveva essersi confortato

con queste supposizioni, ma doveva averle trovate tutte inutili. TUTTE INUTILI:

perche’ la Morte, avvicinandosi a lui, era venuta avanzando entro la sua nera

ombra e aveva avviluppato la sua vittima. Ed era il lugubre influsso dell’ombra

invisibile che gli faceva sentire, benche’ non potesse ne’ udire ne’ vedere,

che gli faceva SENTIRE la presenza della mia testa all’interno della stanza.

 

Dopo aver aspettato a lungo, con infinita pazienza, senza averlo udito

riadagiarsi, decisi di socchiudere, oh, appena appena, una sottilissima

fenditura nella lanterna. L’aprii dunque, non potete immaginare con quanta

cautela, sinche’ un sottilissimo tenuissimo raggio, simile al filo di un ragno,

balzo’ fuor della fenditura e cadde in pieno sull’occhio d’avvoltoio.

 

Era aperto, tutto aperto, completamente spalancato, e nel fissarlo la furia mi

invase. Lo vedevo distintamente, tutto di un azzurro opaco, con quell’odioso

velo che lo ricopriva e che faceva raggelare persino il midollo delle mie ossa;

ma non potevo vedere altro del vecchio, ne’ della sua faccia, ne’ del suo

corpo, poiche’ avevo rivolto il raggio come per istinto proprio su quell’unico

maledetto punto.

 

E non vi ho forse detto che cio’ che voi scambiate per pazzia altro non era che

una esasperazione dei miei sensi? Ebbene: ecco che ora le mie orecchie

percepirono un rumore sommesso, soffocato, veloce, simile a quello che fa un

orologio quando e’ avvolto nel cotone. Anche QUEL suono, conoscevo. Era il

battito del cuore del vecchio. Questo aumento’ il mio furore, allo stesso modo

che il rullare di un tamburo stimola il coraggio del soldato.

 

Ma anche allora mi trattenni e rimasi immobile. Respiravo appena. Tenevo la

lanterna ferma. Cercavo di vedere sino a che punto sarei riuscito a mantenere

immobile sull’occhio il raggio. Frattanto il tam-tam infernale del cuore

aumentava. Si faceva sempre piu’ rapido e sempre piu’ forte a ogni attimo. Il

terrore del vecchio DEVE essere stato infinito! Aumentava, ripeto, a ogni

istante! Mi seguite bene? Vi ho detto che sono nervoso: e’ vero. E adesso in

quell’ora spenta e morta della notte, nel silenzio inverosimile di quella

vecchia casa, l’irreale rumore suscito’ in me un terrore incontrollabile. E

tuttavia per altri lunghi minuti mi trattenni e restai immobile. Ma il battito

cresceva, cresceva! Mi parve che il cuore dovesse scoppiare. Ed ecco che una

nuova angoscia mi strinse: il rumore sarebbe stato inteso da qualche vicino!

L’ora del vecchio era giunta! Con un urlo insano feci scattare lo schermo della

lanterna e balzai nella stanza. Egli grido’ una sola volta, una volta soltanto.

Immediatamente lo buttai a terra e gli gettai addosso il letto pesante. Allora

presi a sorridere lietamente, accorgendomi di averla fatta finita cosi’ in

fretta. Ma per molti miuti il cuore seguito’ a battere con un rumore soffocato.

Cio’ pero’ non mi turbava; nessuno poteva intenderlo di la’ dalla parete.

Infine il rumore cesso’. Il vecchio era morto. Sollevai il letto ed esaminai il

cadavere. Si’, era morto, morto stecchito. Posai una mano sul cuore e ve la

tenni per lunghi minuti. Non avvertii pulsazione alcuna. Il vecchio era morto

stecchito. Il suo occhio non mi avrebbe piu’ ossessionato. Se ancora mi

giudicate pazzo, piu’ non mi giudicherete tale quando vi avro’ descritto tutti

gli accorgimenti e le precauzioni da me presi per occultare il cadavere. La

notte trascolorava rapidamente e io lavoravo in fretta e in silenzio. Per prima

cosa smembrai il corpo, gli spiccai il capo, le braccia e le gambe.

 

Divelsi quindi tre assi del pavimento della stanza e posai ogni cosa fra i

travicelli. Rimisi quindi a posto le tavole con tanta accuratezza, con tanta

astuzia, che nessun occhio umano, neppure il SUO, avrebbe potuto scorgere

alcunche’ di sospetto. Non c’era da lavar via nulla, nessuna macchia di nessun

genere, nessuna traccia di sangue. Ero stato troppo guardingo per cadere in un

simile errore. Avevo raccolto tutto in un mastello… Ah! ah!

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Quando ebbi sbrigata la mia bisogna, erano le quattro del mattino; ma ogni cosa

era ancora avvolta nelle tenebre come a mezzanotte. Non appena la campana cesso’

i suoi rintocchi intesi bussare all’uscio di strada. Scesi ad aprire col cuore

leggero: infatti che cosa avevo da temere, ORMAI? Entrarono tre uomini che si

presentarono con perfetta gentilezza come funzionari di polizia. Un vicino aveva

inteso un urlo durante la notte; aveva sospettato qualcosa di losco, aveva

riferito i propri sospetti alla questura locale, ed essi (i funzionari) avevano

avuto l’ordine di perquisire l’abitazione.

 

Sorrisi: CHE COSA avevo da temere, infatti? Pregai gli uomini di accomodarsi.

L’urlo, spiegai, era stato lanciato da me nel sonno. In quanto al vecchio era

partito per la campagna. Feci fare ai poliziotti il giro della casa. Li esortai

a cercare, a cercare BENE. Infine li condussi nela sua stanza. Mostrai loro i

suoi tesori, che erano in ordine e al sicuro. Nell’entusiasmo della mia

sicurezza portai nella stanza alcune seggiole e insistetti perche’ sedessero LI’

a riposarsi dalle loro fatiche, mentre io, nella folle audacia del mio completo

trionfo, posai la mia seggiola proprio sul punto esatto sotto cui riposava il

cadavere della vittima.

 

I funzionari erano soddisfatti. I miei MODI li avevano convinti. Io ero

straordinariamente calmo. Gli uomini sedevano, e mentre io rispondevo

animatamente, essi discorrevano di argomenti familiari. Ma in breve mi sentii

impallidire e cominciai a desiderare in cuor mio che se ne andassero. La testa

mi doleva e mi sembrava che le orecchie mi rintronassero. Ma gli uomini

seguitarono a sedere e a chiacchierare. Il ronzio delle orecchie si fece piu’

distinto… Diveniva sempre piu’ intenso, sempre piu’ distinto: ripresi a

discorrere ancor piu’ animatamente per sbarazzarmi di quella sensazione

sgradevole, ma essa continuava, e diventava anzi sempre piu’ definita, finche’

mi accorsi che il rumore NON risuonava entro le mie orecchie.

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Senza dubbio dovevo essere diventato PALLIDISSIMO, ma seguitavo a discorrere

sempre piu’ animatamente, e alzando il tono della mia voce. Nondimeno il rumore

aumentava, e cosa potevo fare? ERA UN RUMORE SOMMESSO, SOFFOCATO, VELOCE;

ASSOMIGLIAVA MOLTISSIMO AL RUMORE CHE FA UN OROLOGIO QUANDO E’

AVVOLTO NEL COTONE. Ansimai: mi sentivo il fiato mozzo; e tuttavia i poliziotti

non lo avevano avvertito. Parlai ancora piu’ in fretta, con irruenza ancora maggiore,

ma il rumore aumentava inesorabilmente. Mi alzai e presi a discutere di

sciocchezze, in tono di voce altissimo e gesticolando violentemente, ma il

rumore cresceva implacabile. Perche’ non se ne andavano? Incominciai a

passeggiare innanzi e indietro a lunghi passi, quasiche’ i discorsi di quegli

uomini mi avessero infuriato, ma il rumore cresceva, cresceva sempre. Oh, Dio!

Che cosa POTEVO fare? Schiumavo, vaneggiavo, bestemmiavo! Volsi di scatto la

seggiola su cui mi ero messo a sedere, la trascinai sulle tavole, ma il rumore

copriva ogni cosa aumentando continuamente. Si faceva sempre piu’ forte, sempre

piu’ forte, SEMPRE PIU’ FORTE! E tuttavia gli uomini seguitavano a discorrere

piacevolmente, e sorridevano. Era mai possibile che non udissero? Dio

onnipotente! No, no! Certo che lo udivano! Sospettavano! Sapevano! Si beffavano

della mia disperazione! Questo pensai, e questo penso. Ma qualsiasi cosa era

meglio dell’angoscia mortale che mi attanagliava! Qualsiasi cosa era piu’

tollerabile di quella derisione! Non potevo piu’ sopportare quei sorrisi

ipocriti! Compresi che dovevo urlare o altrimenti sarei morto! Ed ecco, ancora!

Ascoltate! Piu’ forte! Piu’ forte! Piu’ forte! PIU’ FORTE!

 

– Mascalzoni! – urlai, – smettetela di fingere! Confesso il delitto! Togliete

quelle tavole! Qui, qui! E’ il battito del suo odioso cuore!
http://www.readme.it/libri/Letteratura%20Americana/Il%20cuore%20Rivelatore.shtml
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3 risposte a EDGAR ALLAN POE, IL CUORE RIVELATORE (IL RUMORE DEL CUORE)

  1. abderrahim ha detto:

    é bellissimo

  2. Giusy ha detto:

    SONO PERFETTAMENTE D\’ACCORDO CON TE. UN NOIR PERFETTAMENTE COSTRUITO…

  3. Zrcadlo ha detto:

    Conoscevo questo racconto… è assolutamente terrificante, scritto MAGNIFICAMENTE, un gioello del genere…Comunica un senso d\’angoscia indescrivibile…BELLO!

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