Se tutto deve rimanere com’è, è necessario che tutto cambi … «e dopo sarà diverso, ma peggiore» – Sicilianità o…Italianità?

«Noi fummo i Gattopardi, i Leoni;

quelli che ci sostituiranno saranno gli sciacalletti, le iene;

e tutti quanti Gattopardi, sciacalli e pecore continueremo a crederci il sale della terra.»

www.schott-musik.de

"Nunc et in hora mortis nostrae. Amen."
La recita quotidiana del Rosario era finita. Durante mezz’ora la voce pacata del Principe aveva ricordato i Misteri Dolorosi; durante mezz’ora altre voci, frammiste avevano tessuto un brusio ondeggiante sul quale si erano distaccati i fiori d’oro di parole inconsuete: amore, verginità, morte; e mentre durava quel brusio il salone rococò sembrava aver mutato aspetto; financo i pappagalli che spiegavano le ali iridate sulla seta del parato erano apparsi intimiditi; perfino la Maddalena, fra le due finestre, era sembrata una penitente anziché una bella biondona, svagata in chissà quali sogni, come la si vedeva sempre.

www.hoepli.it

NON C’E’ UNA CASA, IN CUI NON VI SIA UNA LIBRERIA CHE NON CONTENGA (E CHISSA’ DA QUANTI ANNI…) IL ROMANZO DI CUI RIPORTO INCIPIT E COPERTINA.

E’ UNO DEI MIEI PREFERITI. FINISCO PER RILEGGERLO, OGNI QUATTRO O CINQUE ANNI. E OGNI VOLTA LO TROVO PIU’ INTERESSANTE E PIU’ VERO.

Donnafugata-300.jpg

blog.libero.it

CI SONO IMMAGINI CHE RESTANO INDELEBILI…E SE CI SI RITROVA IN SICILIA…

SI HA COME UN DEJA VU…PERCHE’ LE SENSAZIONI, GLI ODORI, LA LUCE DEL SOLE CHE TI FERISCE GLI OCCHI CON UNA VIOLENZA CHE DIFFICILMENTE SI RISCONTRA IN ALTRI LUOGHI…LA "POLVEROSITA’"CHE ACCOMPAGNA QUEL SENSO DI DECADENZA VIVA E VITALE CHE SOLO QUELL’ISOLA TI TRASMETTE COME UNA CONDIZIONE INTERIORE, UNA CATEGORIA DELLO SPIRITO…

…CHI HA LETTO IL LIBRO LE HA GIA’ VISSUTE.

donnafugata.bmp

www.solotravel.it

E A DONNAFUGATA VORRESTI ANDARCI SUBITO, ALL’ISTANTE…ANCHE SE LA POLVERE DI QUELLE STRADE S’INSINUA NELL’ANIMA E SE NE IMPOSSESSA…(RICORDA CHE POLVERE SEI…) E FARTI TRAFIGGERE DA QUEL SOLE CHE SI PRENDE LA TUA ENERGIA E TI RENDE INETTO…INCAPACE DI SCEGLIERE E DI CAMBIARE…E A QUELL’INETTITUDINE ABBANDONARSI TOTALMENTE…

www.agoramagazine.it

…COME CI SI LASCIA ANDARE AD UN VALZER VORTICOSO CHE TI PORTA IN UNA DIMENSIONE ALTRA…

IL FILM DI VISCONTI POI…UN CULT DELLA CINEMATOGRAFIA (ANCHE SE IL LIBRO … E’ IL LIBRO)

www.iicnewdelhi.esteri.it

IL PASSAGGIO CHE MI E’ RIMASTO IMPRESSO NELLA MEMORIA, FIN DALLA PRIMA LETTURA DEL ROMANZO, RIGUARDA L’EPISODIO IN CUI SI NARRA DELL’ARRIVO A DONNAFUGATA DEL CAVALIERE CHEVALLEY DI MONTERZUOLO, FUNZIONARIO PIEMONTESE, CHE OFFRE A DON FABRIZIO LA NOMINA DI SENATORE DEL NUOVO REGNO D’ITALIA.

IL PRINCIPE RIFIUTA: SI SENTE TROPPO SICILIANO PER CONSIDERARSI ITALIANO. E COSI’ CERCA DI RACCONTARE IN COSA CONSISTA LA SICILIANITA’, LA CAPACITA’ DI ADATTAMENTO DEI SICILIANI, SOTTOPOSTI, ATTRAVERSO SECOLI DI STORIA, AL DOMINIO STRANIERO.

UNA DELLE PAGINE PIU’ BELLE DELLA LETTERATURA ITALIANA.

"Abbia pazienza, Chevalley, adesso mi spiegherò; noi Siciliani siamo stati avvezzi da una lunghissima egemonia di governanti che non erano della nostra religione, che non parlavano la nostra lingua, a spaccare i capelli in quattro. Se non si faceva così non si sfuggiva agli esattori bizantini, agli emiri berberi, ai viceré spagnoli. Adesso la piega è presa, siamo fatti così. Avevo detto ‘adesionè non ‘partecipazionè. In questi sei ultimi mesi, da quando il vostro Garibaldi ha posto piede a Marsala, troppe cose sono state fatte senza consultarci perché adesso si possa chiedere a un membro della vecchia classe dirigente di svilupparle e portarle a compimento; adesso non voglio discutere se ciò che si è fatto è stato male o bene; per conto mio credo che parecchio sia stato male; ma voglio dirle subito ciò che Lei capirà da solo quando sarà stato un anno fra noi. In Sicilia non importa far male o far bene; il peccato che noi Siciliani non perdoniamo mai è semplicemente quello di ‘farè. Siamo vecchi, Chevalley, vecchissimi. Sono venticinque secoli almeno che portiamo sulle spalle il peso di magnifiche civiltà eterogenee, tutte venute da fuori già complete e perfezionate, nessuna germogliata da noi stessi, nessuna a cui abbiamo dato il ‘la’; noi siamo dei bianchi quanto lo è lei, Chevalley, e quanto la regina d’Inghilterra; eppure da duemila cinquecento anni siamo colonia. Non lo dico per lagnarmi: è in gran parte colpa nostra; ma siamo stanchi e svuotati lo stesso."

Adesso Chevalley era turbato. "Ma ad ogni modo questo adesso è finito; adesso la Sicilia non è più terra di conquista ma libera parte di un libero stato".

"L’intenzione è buona, Chevalley, ma tardiva; del resto le ho già detto che in massima parte è colpa nostra; Lei mi parlava poco fa di una giovane Sicilia che si affaccia alle meraviglie del mondo moderno; per conto mio mi sembra piuttosto una centenaria trascinata in carrozzella alla Esposizione Universale di Londra, che non comprende nulla, che s’impipa di tutto, delle acciaierie di Sheffield come delle filande di Manchester, e che agogna soltanto di ritrovare il proprio dormiveglia fra i suoi cuscini sbavati e il suo orinale sotto il letto."

Parlava ancora piano, ma la mano attorno a S. Pietro si stringeva; l’indomani la crocetta minuscola che sormontava la cupola venne trovata spezzata. "Il sonno, caro Chevalley, il sonno è ciò che i Siciliani vogliono, ed essi odieranno sempre chi li vorrà svegliare, sia pure per portar loro i più bei regali; e, sia detto fra noi, ho i miei forti dubbi che il nuovo regno abbia molti regali per noi nel bagagliaio. Tutte le manifestazioni siciliane sono manifestazioni oniriche, anche le più violente: la nostra sensualità è desiderio di oblio, le schioppettate e le coltellate nostre, desiderio di morte; desiderio di immobilità voluttuosa, cioè ancora di morte, la nostra pigrizia, i nostri sorbetti di scorsonera o di cannella; il nostro aspetto meditativo è quello del nulla che voglia scrutare gli enigmi del nirvana. Da ciò proviene il prepotere da noi di certe persone, di coloro che sono semi-desti; da ciò il famoso ritardo di un secolo delle manifestazioni artistiche ed intellettuali siciliane: le novità ci attraggono soltanto quando le sentiamo defunte, incapaci di dar luogo a correnti vitali; da ciò l’incredibile fenomeno della formazione attuale, contemporanea a noi, di miti che sarebbero venerabili se fossero antichi sul serio, ma che non sono altro che sinistri tentativi di rituffarsi in un passato che ci attrae appunto perché è morto."

Non ogni cosa era compresa dal buon Chevalley; soprattutto gli riusciva oscura l’ultima frase: aveva visto i carretti variopinti trainati dai cavalli impennacchiati e denutriti, aveva sentito parlare del teatro di burattini eroici, ma anche lui credeva che fossero vecchie tradizioni autentiche. Disse: "Ma non le sembra di esagerare un po’, principe? io stesso ho conosciuto a Torino dei Siciliani emigrati, Crispi per nominarne uno, che mi son sembrati tutt’altro che dei dormiglioni."

Il Principe si seccò: "Siamo troppi perché non vi siano delle eccezioni; ai nostri semi-desti, del resto avevo di già accennato. In quanto a questo giovane Crispi, non io certamente, ma Lei potrà forse vedere se da vecchio non ricadrà nel nostro voluttuoso vaneggiare: lo fanno tutti. D’altronde vedo che mi sono spiegato male: ho detto i Siciliani, avrei dovuto aggiungere la Sicilia, l’ambiente, il clima, il paesaggio. Queste sono le forze che insieme e forse più che le dominazioni estranee e gl’incongrui stupri hanno formato l’animo: questo paesaggio che ignora le vie di mezzo fra la mollezza lasciva e l’asprezza dannata; che non è mai meschino, terra terra, distensivo, umano, come dovrebbe essere un paese fatto per la dimora di esseri razionali; questo paese che a poche miglia di distanza ha l’inferno attorno a Randazzo e la bellezza della baia di Taormina, ambedue fuor di misura, quindi pericolosi; questo clima che c’infligge sei mesi di febbre a quaranta gradi; li conti, Chevalley, li conti: Maggio, Giugno, Luglio, Agosto, Settembre, Ottobre; sei volte trenta giorni di sole a strapiombo sulle teste; questa nostra estate lunga e tetra quanto l’inverno russo e contro la quale si lotta con minor successo; Lei non lo sa ancora, ma da noi si può dire che nevica fuoco, come sulle città maledette della Bibbia; in ognuno di quei mesi se un Siciliano lavorasse sul serio spenderebbe l’energia che dovrebbe essere sufficiente per tre; e poi l’acqua che non c’è o che bisogna trasportare da tanto lontano che ogni sua goccia è pagata da una goccia di sudore; e dopo ancora, le pioggie, sempre tempestose che fanno impazzire i torrenti asciutti, che annegano bestie e uomini proprio lì dove una settimana prima le une e gli altri crepavano di sete. Questa violenza del paesaggio, questa crudeltà del clima, questa tensione continua di ogni aspetto, questi monumenti, anche del passato, magnifici ma incomprensibili perché non edificati da noi e che ci stanno intorno come bellissimi fantasmi muti; tutti questi governi, sbarcati in armi da chissà dove, subito serviti, presto detestati e sempre incompresi, che si sono espressi soltanto con opere d’arte per noi enigmatiche e con concretissimi esattori d’imposte spese poi altrove; tutte queste cose hanno formato il carattere nostro che rimane così condizionato da fatalità esteriori oltre che da una terrificante insularità di animo."

 

                                                                                 SICILIA…I LOVE YOU!

                                                                                      cuore.jpg

                                                                                                                  digilander.libero.it

 

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2 risposte a Se tutto deve rimanere com’è, è necessario che tutto cambi … «e dopo sarà diverso, ma peggiore» – Sicilianità o…Italianità?

  1. Katia ha detto:

    il primo libro che hai assegnato al mio gruppo di lettura in 1 superiore… lo ricordo ancora benissimo… che bei tempi… sono sempre più nostalgica!

  2. Fausta ha detto:

    Mi hai fatto venire voglia di rileggrlo…per l\’ennesima volta. E\’ un libro che mi ha fatto capire la caratteristica dei siciliani, oltre al loro carattere…. un libro che è contemporaneamente calore e gelo, volo lirico e cadute rovinose…. Bellissimo!Grazie di avrlo riportato in cima alla libreria….

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