NON SONO RIUSCITA A FARE I CREPUSCOLARI QUEST’ANNO….

LA LETTERATURA, PER ME, E’ UNA VERA PASSIONE.
CERTO, HO LE MIE PREFERENZE…SONO IN GRADO DI DIRE SE UN AUTORE "MI PIACE" PIU’ DI UN ALTRO…CERTO…
MA POI, QUANDO IN CLASSE ARRIVA IL TURNO DI QUESTO O DI QUELLO…
…MI VIENE UNA FRENESIA…CHE SEMBRA CHE QUELL’AUTORE, SI’ PROPRIO QUELLO CHE STO TRATTANDO IN QUEL MOMENTO, SIA IN CIMA AL MIO INDICE DI GRADIMENTO.
E NON STO NELLA PELLE GIA’ DALLA SERA PRIMA…
 
QUEST’ANNO (SCOLASTICO), NON SONO RIUSCITA A TRATTARE I POETI CREPUSCOLARI…E ME NE DOLGO.
 
E’ UNA CARENZA CHE NON RIUSCIRO’ A COLMARE, MA VOGLIO POSTARE QUI NEL BLOG, UNA POESIA CHE VERAMENTE INCARNA LO SPIRITO DEL PIU’ CELEBRE ESPONENTE DI QUESTA SENSIBILITA’ POETICA:
GUIDO GOZZANO.
GOZZANO.jpg
LA POESIA PARLA DI UNA PROSTITUTA (NON PIU’ LE DONNE BELLE E MALEDETTE DELL’UNIVERSO EDONISTICO DANNUNZIANO), RIEVOCATA, ATTRAVERSO IL RICORDO, DA CHI L’AVEVA VISTA, BAMBINO, DALLE SBARRE DI UNA CANCELLATA.
 
…LEI AVEVA VOLUTO AVVICINARSI, ACCAREZZARLO CON "MANI LADRE", PER LASCIARGLI UN PICCOLO, INNOCENTE BACIO…
 
QUANTO ERA DIVERSO QUEL VISO DA QUELLO DELLA MAMMA…
…MA IL BAMBINO, QUEL VOLTO, NON LO AVREBBE DIMENTICATO MAI PIU’.
 
 

Cocotte

I.

Ho rivisto il giardino, il giardinetto
contiguo, le palme del viale,
la cancellata rozza dalla quale
mi protese la mano ed il confetto…

II.

«Piccolino, che fai solo soletto?»
«Sto giocando al Diluvio Universale.»

Accennai gli stromenti, le bizzarre
cose che modellavo nella sabbia,
ed ella si chinò come chi abbia
fretta d’un bacio e fretta di ritrarre
la bocca, e mi baciò di tra le sbarre
come si bacia un uccellino in gabbia.

Sempre ch’io viva rivedrò l’incanto
di quel suo volto tra le sbarre quadre!
La nuca mi serrò con mani ladre;
ed io stupivo di vedermi accanto
al viso, quella bocca tanto, tanto
diversa dalla bocca di mia Madre!

«Piccolino, ti piaccio che mi guardi?
Sei qui pei bagni? Ed affittate là?»
«Sì… vedi la mia mamma e il mio Papà?»
Subito mi lasciò, con negli sguardi
un vano sogno (ricordai più tardi)
un vano sogno di maternità…

«Una cocotte!…»
«Che vuol dire, mammina?»
«Vuol dire una cattiva signorina:
non bisogna parlare alla vicina!»
Co-co-tte… La strana voce parigina
dava alla mia fantasia bambina
un senso buffo d’ovo e di gallina…

Pensavo deità favoleggiate:
i naviganti e l’Isole Felici…
Co-co-tte… le fate intese a malefici
con cibi e con bevande affatturate…
Fate saranno, chi sa quali fate,
e in chi sa quali tenebrosi offici!

III.

Un giorno – giorni dopo – mi chiamò
tra le sbarre fiorite di verbene:
«O piccolino, non mi vuoi più bene!…»
«È vero che tu sei una cocotte?»
Perdutamente rise… E mi baciò
con le pupille di tristezza piene.

IV.

Tra le gioie defunte e i disinganni,
dopo vent’anni, oggi si ravviva
il tuo sorriso… Dove sei, cattiva
Signorina? Sei viva? Come inganni
(meglio per te non essere più viva!)
la discesa terribile degli anni?

Oimè! Da che non giova il tuo belletto
e il
cosmetico già fa mala prova
l’ultimo amante disertò l’alcova…
Uno, sol uno: il piccolo folletto
che donasti d’un bacio e d’un confetto,
dopo vent’anni, oggi ti ritrova

in sogno, e t’ama, in sogno, e dice: T’amo!
Da quel mattino dell’infanzia pura
forse ho amato te sola, o creatura!
Forse ho amato te sola! E ti richiamo!
Se leggi questi versi di richiamo
ritorna a chi t’aspetta, o creatura!

Vieni! Che importa se non sei più quella
che mi baciò quattrenne? Oggi t’agogno,
o vestita di tempo! Oggi ho bisogno
del tuo passato! Ti rifarò bella
come Carlotta, come Graziella,
come tutte le donne del mio sogno!

Il mio sogno è nutrito d’abbandono,
di rimpianto. Non amo che le rose
che non colsi. Non amo che le cose
che potevano essere e non sono
state… Vedo la case, ecco le rose
del bel giardino di vent’anni or sono!

Oltre le sbarre il tuo giardino intatto
fra gli eucalipti liguri si spazia…
Vieni! T’accoglierà l’anima sazia.
Fa ch’io riveda il tuo volto disfatto;
ti bacierò; rifiorirà, nell’atto,
sulla tua bocca l’ultima tua grazia.

Vieni! Sarà come se a me, per mano,
tu riportassi me stesso d’allora.
Il
bimbo parlerà con la Signora.
Risorgeremo dal tempo lontano.
Vieni! Sarà come se a te, per mano,
io riportassi te, giovine ancora.

www.zorpia.com

 

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Una risposta a NON SONO RIUSCITA A FARE I CREPUSCOLARI QUEST’ANNO….

  1. Fausta ha detto:

    Mamma mi leggeva le poesie di Gozzano la sera, prima di dormire, tra altri autori che mi sono rimasti nel cuore. Tra noi due c\’era smpre una poesia come un legame complice….. ancora adesso, a letto, se fatico ad addormentarmi, recito le vecchie poesie e il sonno arriva, tranquillo…

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