Settimana della Memoria – In ricordo dele Vittime di tutti i genocidi-Gli Indiani d’America

«Gli storici sono stati in grado di stimare con una certa plausibilità che nel 1500 circa 80 milioni di abitanti occupavano il Nuovo Mondo.
Nel 1550 solo 10 milioni di indigeni sopravvivevano.
In Messico vi erano circa 25 milioni di persone nel 1500.
Nel 1600 solo un milione di indigeni mesoamericani erano ancora vivi».
 
 

Lo sterminio americano, iniziò nel momento stesso della scoperta del Nuovo Mondo.

Poche ore dopo aver toccato terra nel 1492, Colombo aveva già catturato sei nativi, dei quali scrisse che “dovrebbero essere buoni schiavi e sarebbero facilmente divenuti cristiani”.

Il genocidio vero e proprio iniziò a Hispaniola nel 1494, con il secondo viaggio “di scoperta”: nel giro di pochi mesi le malattie, i soldati, i preti e i cani da caccia del “Portatore di Cristo” avevano ammazzato cinquantamila “indiani”, e in vent’anni gli otto milioni di abitanti dell’isola erano scomparsi.

La pestilenza europea, letterale e metaforica, travolse successivamente Cuba, i Caraibi, il Messico, il Perù, il Brasile, il Venezuela, la Florida, la Virginia, la Georgia, il New England, il Massachussetts, il Colorado e la California:

una via Crucis in cui furono usati tutti quei mezzi di sterminio di massa, dai campi di concentramento ai trasferimenti forzati di popolazioni, che in genere si pensa siano stati monopolio di Hitler e Stalin.

21101946.splinder.com

Cinquecento anni dopo la conquista l’America porta il nome di un italiano, parla tre lingue europee e adora una divinità mediorientale.

Le lingue e le religioni indigene sono scomparse, il novantacinque per cento degli indiani è stato annientato e il novantacinque per cento delle ricchezze del continente è stato depredato.

Ma le due anime della conquista hanno condizionato diversamente la storia del continente. In accordo con la dottrina Monroe, oggi “l’America è degli americani”: cioè degli Stati Uniti, che insieme all’Europa urlano reclamando vendetta per le pagliuzze del terrorismo, ma non chiedono perdono per le travi del genocidio neppure sottovoce

(Testo di Piergiorgio Odifreddi)

http://www.polesine.com/pagine/cultura/libri/olocausto_americano.htm

americais.splinder.com
 

Picchiati.

Immersi in acqua bollente.

Costretti a cibarsi di vivande andate a male o avvelenate.

Appellati in tutti i modi possibili. Perchè erano inferiori ai bianchi. Molto meno di loro. Selvaggi.

Da imbottire di botte fino alla morte. O di farmaci come topi da laboratorio.

Sterilizzati o confinati in luoghi impestati dalla tubercolosi.

Strangolati. Scaraventati fuori dalle finestre. Gettati giù dalle scale a furia di calci e spintoni. Eccola, la sorte dei nativi americani cresciuti in terra canadese.

Schiavi o cadaveri, a loro la scelta.

A leggere i resoconti di questo sterminio viene più che la pelle d’oca.

Cresce la rabbia, e lo sdegno. Uccidere l’indiano che è dentro gli indiani.

Era questo il senso dello sterminio.

E queste erano le parole precise di Duncan Campbell Scott. Non un carnefice, ma un addetto ai lavori. Il sovrintendente agli affari Indiani di Ottawa, per la precisione.

http://pligg.it/Cronaca/il-genocidio-degli-indiani-canadesi/

Pagine buie per un capitolo di puro orrore. Il genocidio canadese del quale nessuno ha mai sentito parlare.

http://pligg.it/Cronaca/il-genocidio-degli-indiani-canadesi/

www.allposters.it

Non ti auguro un dono qualsiasi,
Ti auguro soltanto quello che i più non hanno.
Ti auguro tempo, per divertirti e per ridere;
se lo impiegherai bene, potrai ricavarne qualcosa.
Ti auguro tempo, per il tuo Fare e il tuo Pensare,
non solo per te stesso, ma anche per donarlo agli altri.
Ti auguro tempo, non per affrettarti e correre,
ma tempo per essere contento.
Ti auguro tempo, non soltanto per trascorrerlo,
ti auguro tempo perchè te ne resti:
tempo per stupirti e tempo per fidarti
e non soltanto per guardarlo sull’orologio.
Ti auguro tempo per toccare le stelle
e tempo per crescere, per maturare.
Ti auguro tempo, per sperare nuovamente e per amare.
Non ha più senso rimandare.
Ti auguro tempo per trovare te stesso,
per vivere ogni tuo giorno, ogni tua ora come un dono.
Ti auguro tempo anche per perdonare.
Ti auguro di avere tempo,
tempo per la vita.

 
LA VOCE INDIANA

Io sono la Voce Indiana.
Voglio che mi sentano in tutti i nostri territori.
Da duecento anni sono prigioniero di guerra
nella mia terra.

Sono prigioniero dell’odio e dell’avidità,
della menzogna e del pregiudizio,
dell’indifferenza e dell’ignoranza,
dell’ingiustizia
degli uomini che schiacciarono
con la forza del loro numero me e il mio Popolo,
da quando scesero sulle mie spiagge
e invasero la mia terra nativa.

Imposero a me
la loro società, la loro religione, le loro leggi,
ed è per questo che la mia gente
ora è ridotta a meno di quanto era,
quando con false promesse vennero
per la prima volta sulle nostre spiagge.

Io sono la Voce Indiana collettiva
e grido forte dalle milioni di tombe
di spiriti senza pace
e milioni sono le grida che si alzano
e chiedono:
Dov’è il mio futuro?
A chi appartiene?
Appartiene al mio Popolo?
Ci sarà felicità sulla terra
Che per diritto è mia?

 
 

 

 

 

 


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3 risposte a Settimana della Memoria – In ricordo dele Vittime di tutti i genocidi-Gli Indiani d’America

  1. Cinzia ha detto:

    La loro Saggezza è infinita… per fortuna che alcuni dei loro insegnamenti soppravvivono grazie alle parole… per fortuna.

  2. Maila ha detto:

    Questo GENOCIDIO e\’ orribile, fa venire i brividi.Amo gli INDIANI, questa gente indomita e pura che si e\’ battuta sempre con coraggio.Solo gli uomini, con la loro insensatezza e miseria mentale, potevano ridurli in quello stato di abruttimento e di morte.Piango per ciascuno di loro e grido.Maila

  3. Fausta ha detto:

    Si va di orrore in orrore…. "Uccidere l\’indiano che è nell\’indiano": questo è il vero motivo di tutte queste stragi, uccidere non solo gli uomini, ma tutto quello che loro significano nella storia, il loro modo di essere, di pensare, la loro libertà…..Gli uomini sanno essere più feroci delle belve..Grazie Giusy, per noi, ma soprattutto per l\’insegnamento che dai ai tuoi ragazzi

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