Settimana della Memoria – I Nativi Americani-Il massacro del Fiume Sand Creek

Nell’estate del 1864 il governo ordinò che tutte le tribù si radunassero in uno stesso luogo, presso un forte dell’esercito, Fort Lyon, nel Colorado. Gli Indiani non ubbidirono. Perciò il colonnello Chivington organizzò il terzo Reggimento dei volontari del Colorado, uomini della peggior specie reclutati per cento giorni soltanto, col compito di massacrare quanti più Indiani possibile, rifacendosi ad un proclama del 1854 del governatore di quello Stato, Evans, che esortava la popolazione a cacciare ed eliminare il numero maggiore di Nativi.

http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?lang=it&id=122

 

Robert Bent, che si trovava a cavallo suo malgrado con il colonnello Chivington, disse che, quando giunsero in vista al campo, vide "sventolare la bandiera americana e udii Pentola Nera che diceva agli indiani di stare intorno alla bandiera e lì si accalcarono disordinatamente: uomini, donne e bambini. Questo accadde quando eravamo a meno dì 50 metri dagli indiani.

Vidi anche sventolare una bandiera bianca.

Queste bandiere erano in una posizione così in vista che essi devono averle viste.

Quando le truppe spararono, gli indiani scapparono, alcuni uomini corsero nelle loro tende, forse a prendere le armi…

Penso che vi fossero seicento indiani in tutto. Ritengo che vi fossero trentacinque guerrieri e alcuni vecchi, circa sessanta in tutto… il resto degli uomini era lontano dal campo, a caccia…

Dopo l’inizio della sparatoria i guerrieri misero insieme le donne e i bambini e li circondarono per proteggerli.

Vidi cinque squaws nascoste dietro un cumulo di sabbia. Quando le truppe avanzarono verso di loro, scapparono fuori e mostrarono le loro persone perché i soldati capissero che erano squaws e chiesero pietà, ma i soldati le fucilarono tutte.

Vidi una squaw a terra con un gamba colpita da un proiettile; un soldato le si avvicinò con la sciabola sguainata; quando la donna alzò un braccio per proteggersi, egli la colpì, spezzandoglielo; la squaw si rotolò per terra e quando alzò l’altro braccio, il soldato la colpì nuovamente e le spezzò anche quello.

Poi la abbandonò senza ucciderla.

Sembrava una carneficina indiscriminata di uomini, donne e bambini. Vi erano circa trenta o quaranta squaws che si erano messe al riparo in un anfratto; mandarono fuori una bambina di sei anni con una bandiera bianca attaccata a un bastoncino; riuscì a fare solo pochi passi e cadde fulminata da una fucilata.

Tutte le squaws rifugiatesi in quell’anfratto furono poi uccise, come anche quattro o cinque indiani che si trovavano fuori. Le squaws non opposero resistenza.

Tutti i morti che vidi erano scotennati.

Scorsi una squaw sventrata con un feto, credo, accanto. Il capitano Soule mi confermò la cosa.

Vidi il corpo di Antilope Bianca privo degli organi sessuali e udii un soldato dire che voleva farne una borsa per il tabacco.

Vidi un squaws i cui organi genitali erano stati tagliati…

Vidi una bambina di circa cinque anni che si era nascosta nella sabbia; due soldati la scoprirono, estrassero le pistole e le spararono e poi la tirarono fuori dalla sabbia trascinandola per un braccio.

Vidi un certo numero di neonati uccisi con le loro madri. "

(In un discorso pubblico fatto a Denver non molto tempo prima di questo massacro, il colonnello Chivington sostenne che bisognava uccidere e scotennare tutti gli indiani, anche i neonati. "Le uova di pidocchio fanno i pidocchi" dichiarò.)

http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?lang=it&id=122

"Tornato sul campo di battaglia il giorno dopo non vidi un solo corpo di uomo, donna o bambino a cui non fosse stato tolto lo scalpo,
e in molti casi i cadaveri erano mutilati in modo orrendo:
organi sessuali tagliati, ecc. a uomini, donne e bambini;
udii un uomo dire che aveva tagliato gli organi sessuali di una donna e li aveva appesi a un bastoncino;
sentii un altro dire che aveva tagliato le dita di un indiano per impossessarsi degli anelli che aveva sulla mano;
per quanto io ne sappia John M. Chivington era a conoscenza di tutte le atrocità che furono commesse e non mi risulta che egli abbia fatto nulla per impedirle;
ho saputo di un bambino di pochi mesi gettato nella cassetta del fieno di un carro e dopo un lungo tratto di strada abbandonato per terra a morire;
ho anche sentito dire che molti uomini hanno tagliato gli organi genitali ad alcune donne e li hanno stesi sugli arcioni e li hanno messi sui cappelli mentre cavalcavano in fila."
Tenente James Connor
 
FABRIZIO DE ANDRE’ HA DEDICATO A QUESTO MASSACRO UNA CELEBERRIMA CANZONE
 
FIUME SAND CREEK
 

Con parole di altissima poesia viene descritto un episodio emblematico del genocidio dei pellirossa da parte dei coloni europei. Magistrale l’idea narrativa: la menzogna inevitabile di un nonno al nipotino, per non spaventarlo; il candore struggente del bambino, che racconta il massacro come se fosse un sogno, ed è poesia allo stato puro: "… quando l’albero della neve fiorì di stelle rosse…".

Come diceva De André, citando un detto sardo: "Chistu tucca punillu in canzone", gli eventi memorabili vanno tramandati con canzoni, perché non se ne perda il ricordo.

Lo stesso De André ha dichiarato di aver tratto i maggiori spunti per il brano da Memorie di un guerriero Cheyenne, libro/intervista che raccoglie le memorie del guerriero Cheyenne Gambe di legno.

(Il brano è stato estratto da http://it.wikipedia.org/wiki/Fabrizio_De_Andr%C3%A9_(L’indiano)

Si sono presi il nostro cuore sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio di un temporale

c’è un dollaro d’argento sul fondo del Sand Creek

I nostri guerrieri troppo lontani sulla pista del bisonte
e quella musica distante diventò sempre più forte
chiusi gli occhi per tre volte
mi ritrovai ancora lì
chiesi a mio nonno è solo un sogno
mio nonno disse sì

a volte i pesci cantano sul fondo del Sand Creek

Sognai talmente forte che mi uscì il sangue dal naso
il lampo in un orecchio e nell’altro il paradiso
le lacrime più piccole
le lacrime più grosse
quando l’albero della neve
fiorì di stelle rosse

ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek

Quando il sole alzò la testa oltre le spalle della notte
c’eran solo cani e fumo e tende capovolte
tirai una freccia in cielo
per farlo respirare
tirai una freccia al vento
per farlo sanguinare

la terza freccia cercala sul fondo del Sand Creek

Si sono presi i nostri cuori sotto una coperta scura
sotto una luna morta piccola dormivamo senza paura
fu un generale di vent’anni
occhi turchini e giacca uguale
fu un generale di vent’anni
figlio di un temporale

ora i bambini dormono sul fondo del Sand Creek

http://www.viadelcampo.com/html/fiume_sand_creek.html

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4 risposte a Settimana della Memoria – I Nativi Americani-Il massacro del Fiume Sand Creek

  1. Harielle ha detto:

    La lettura di questo brano mi ha fatto venire i brividi. Accanto alla memoria della Shoah, bisognerebbe instaurare un Giorno della Memoria per celebrare anche i nativi americani massacrati in tante battaglie similari a quella del River Sand Creek. La canzone di De Andrè è bellissima, ma la testimonianza che hai riportato è ancora più viva.Un caro saluto, Giusy, e a presto.

  2. Giusy ha detto:

    Non so se esiste una Giornata dei Nativi Americani, in qualche parte del mondo….non so…farò una ricerca in questo senso…La Shoah è stata una tragedia così grande che non bastano tutti i 27 gennaio da qui all\’eternità per tentare, attraverso la Memoria, di darne l\’esatta dimensione.Ma nello stesso tempo, quella Giornata, oltre al massacro del popolo ebreo, può sollecitare la Memoria di altri massacri, di altre Vittime…E\’ quello che sto facendo nel mio piccolo…perchè penso che per un educatore sia compito primario quello di rievocare il passato, per indurre i giovani a decodificare un presente estremamente complesso, e dar loro la speranza di poter progettare un futuro in cui l\’umanità possa riconoscersi unita e solidale.Serena domenica, Harielle

  3. Devil and Dust ha detto:

    Ciao.sai che che pensavo? al film di benigni"la vita è bella"dove il padre racconta al figlio la stessa menzogna che il nonno racconta al nipotino nella canzone di De Andrè per evitargli sofferenze.Ciao.

  4. Giusy ha detto:

    L\’accostamento è quanto mai azzeccato.Quando non sia hanno altri mezzi per difendere i nostri cari da un dolore insopportabile, inconcepibile, dal quale potrebbero non riaversi mai…la menzogna appare come un\’ancora di salvezza…E in situazioni simili, essere "bugiardi" diventa un comportamento virtuoso.Ottimo e acuto il confronto tra i due…Complimenti.

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