L’incipit di Giuseppe

Zibaldone
di pensieri
di Giacomo Leopardi

 3
[1]Palazzo bello. Cane di notte dal casolare, al passar
del viandante.
Era la luna nel cortile, un lato
Tutto ne illuminava, e discendea
Sopra il contiguo lato obliquo un raggio…
Nella (dalla) maestra via s’udiva il carro
Del passegger, che stritolando i sassi,
Mandava un suon, cui precedea da lungi
Il tintinnìo de’ mobili sonagli.
Onde Aviano raccontando una favoletta dice che una
donna di contado piangendo un suo bambolo, minacciogli
se non taceva che l’avrebbe dato mangiare a un lupo. E
che un lupo che a caso di lì passava, udendo dir questo
alla donna credettele che dicesse vero, e messosi innanzi
all’uscio di casa così stette quivi tutto quel giorno
ad aspettare che la donna gli portasse quella vivanda.
Come poi
vi stesse tutto quel tempo e la donna non se n’accorgesse
e non n’avesse paura e non gli facesse motto con sasso o
altro, Aviano lo saprà che lo dice. E aggiugne che il lupo
non ebbe niente perchè il fanciullo s’addormentò,
e quando bene non l’avesse fatto non ci sarìa stato pericolo.E
fatto tardi, tornato alla moglie senza preda perchè s’era
baloccato ad aspettare fino a sera,
disse quello che nell’autore puoi vedere.
(Luglio o Agosto 1817).
 
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Una risposta a L’incipit di Giuseppe

  1. Giuseppe ha detto:

    Uaooo!

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