Scrittura…che passione…

luigi pirandello    

 …Allora…insieme con una ventina di colleghi appartenenti a tre scuole superiori della mia città, sto frequentando un corso FORMEZ che prevede (cito testualmente) "interventi di sensibilizzazione , formazione sulla didattica di genere ed animazione del LABORATORIO LETTERARIO DI GENERE". In poche parole…SCRITTURA CREATIVA.
       Devo dire che si sta rivelando, di volta in volta, sempre più interessante, soprattutto perchè, oltre alla riflessione, sollecita l’elaborazione creativa scritta, che, molti di noi, hanno finito per non curare adeguatamente nel corso degli anni.
       In effetti, il lavoro d’insegnante, oltre alla fase di Progettazione Didattica (o di ideazione/adesione a Progetti Didattici di vario tipo), non prevede moltissime occasioni per coltivare la NOSTRA capacità di scrittura: insegnamo ai nostri studenti come si scrive, mostriamo loro esempi relativi ai grandi scrittori, ma raramente facciamo loro verificare COME SCRIVIAMO NOI.
    Questo corso, invece stimola proprio in questo senso. Infatti, il Prof universitario che tiene i seminari (tutti i lunedi, dalle 15 alle 18), al termine di ogni incontro, ci assegna un compito da svolgere per la volta successiva. E siccome si tratta di un intellettuale di livello, critico letterario, autore e regista teatrale, nonchè scrittore, ci si sente in dovere di impegnarsi e produrre eleborati all’altezza della situazione.
   Il compito assegnatoci durante il primo incontro, richiedeva di focalizzare il personaggio di Silia, protagonista de IL GIUOCO DELLE PARTI di Luigi Pirandello (che ho già postato su questo blog nei giorni scorsi, anche se poi, l’ho consegnato al Prof in una versione riveduta e corretta). Lavoro non facile, se si tiene conto dell’inconsistenza del personaggio e del fatto che ogni elaborato, viene poi letto ad alta voce ai colleghi corsisti, sotto lo sguardo benevolo, ma severo del Prof.
   Nel secondo incontro, la cosa s’è fatta un po’ più complicata: infatti, tenendo sempre conto del personaggio di Silia, bisognava creare un racconto, che contenesse una coppia di sostantivi assegnatici casualmente, che non avevano alcun nesso nè tra loro, nè con il personaggio pirandelliano.
Pirandello
    A me la sorte ha attribuito i termini: AMPOLLA e INTONAZIONE.
    Che ho fatto: ho ripreso la commedia di Pirandello, e le ho dato un EXPLICIT diverso, immaginando un seguito imprevisto, ma coerente.
    Ad uso e consumo di tutti i "pazzi" di letteratura, di scrittura e di Pirandello, copio-incollo il testo che, ovviamente, ho letto in pubblico lunedì scorso. Ed annuncio che il compito datoci per domani, è un altro "bel lavoro": costruire un dialogo (quindi, discorso diretto a non finire…), in cui un padre, comunica al figlio, di avere una nuova compagna. Domani, dopo averlo letto al Corso, lo posterò in questo blog.
   Spero che a qualcuno di voi faccia piacere leggerlo.
Pirandello scrive
   IL MIO LAVORO
 
   PREMESSA. La commedia di Pirandello termina con Silia che fugge di fronte all’immobilismo di suo marito Leone (che ha provocato la morte, nel corso di un duello dell’amante di Silia, Guido Venanzi). Considerando che quel duello doveva essere letale proprio per Leone, l’immagine di quest’ultimo che fa colazione come se nulla fosse accaduto, fa saltare i nervi a Silia (e, in verità, anche a noi).
Pirandellorete

                       La coppia di sostantivi: INTONAZIONE-AMPOLLA

Con un’intonazione isterica nella voce, Silia urlò tutta la sua rabbia e la sua costernazione.

Lui…lui l’aveva manipolata per tutti quegli anni…

Lui che si atteggiava a vittima della situazione, era riuscito a ribaltare le cose e a volgerle a suo vantaggio!

S’era liberato dell’amante della moglie con lo stesso stratagemma che la moglie aveva ideato per liberarsi di lui!

Era proprio un mostro!

          Tu sei il demonio! – gli aveva urlato poco prima

Ma Silia pensò che invece, quel mostro, quel demonio, l’aveva creato proprio lei…con i suoi capricci, le sue inquietudini, la sua noia mortale…

Aveva voluto la libertà…

Leone gliel’aveva concessa, facendole credere che fosse stata lei stessa a conquistarla…

Aveva voluto un amante…era stato Leone a portarglielo in casa…Il suo migliore amico…

Ma che amico!!!

Una vittima, lui pure, dei suoi machiavellici piani…

Ma quanto aveva aspettato…per quanto tempo aveva tessuto quella tela di ragno nella quale s’erano invischiati tutti!?

Il burattinaio era lui…allora…

Lui che “aveva capito il giuoco” fin dall’inizio, aveva, con pazienza e dedizione, ordito quella trama soffocante e claustrofobica in cui erano finiti:

Guido, ci aveva rimesso la vita…

Silia, condannata ad una NON VITA più terribile della morte!

 

Non ci vide più.

Come una furia si catapultò nella cucina di Leone.

Lui le andò dietro temendo il peggio: come osava, quella donna, entrare nel suo regno!!!

Il fedele Socrate cercò di fermarla afferrandola per i polsi, anche se con una certa deferenza e non senza imbarazzo…ma Silia si divincolò, guardandolo di traverso, come si guarda qualcosa di indegno…

Le ante della porta si chiusero alle sue spalle, alternativamente, come ali di farfalla.

Era in cucina finalmente!

Dai fornelli si levava un profumino delizioso di crema pasticcera appena fatta.

L’aroma emanato dalla scorza dei limoni di Sicilia e dell’acqua di zagare si era diffuso per tutta la casa…

Leone!!! Si era messo a preparare un dolce…mentre Guido cadeva sotto i colpi del Marchesino Miglioriti…

La rabbia di Silia montò.

In quella cucina non era entrata mai.

Si guardò intorno, mentre Leone, teso e preoccupato, la osservava, ma senza avvicinarsi troppo.

Tutto era perfettamente pulito e ordinato.

Stoviglie e suppellettili erano sistemate per misura, dal pezzo più piccolo al più grande.

Piatti e bicchieri s’intravedevano scintillare attraverso i vetri tersi delle dispense.

I piani di marmo le fecero correre un brivido sulla schiena: freddi, bianchi, lucidi come quelli di un obitorio.

Un ordine maniacale regnava dappertutto, e vi aleggiava come una strana atmosfera di …morte…

Cibo ed Eròs. Eròs e Thanatos…

Silia s’avventò sui ripiani.

Con un fragore tremendo, caddero prima i piatti appena lavati che gocciolavano ancora…

Poi i mestoli, i forchettoni, le pinze per il ghiaccio, le palette per torta.

Poi forchette, cucchiai, coltelli…

Leone era stordito e agghiacciato…come osava…come osava…

Ma Silia era irrefrenabile…

Quella era la sua vendetta…se ne accorse proprio mentre devastava quella cucina…

Doveva assolutamente portare a compimento quell’atto che, pur apparentemente vandalico, aveva per lei il valore catartico di un rito di purificazione e di liberazione da quella schiavitù, in cui la vita, il fato, Dio, Leone, Guido, lei stessa, l’avevano condannata!

Continuò nella devastazione del regno di Leone: non si era resa conto, fino a quel momento quanto quella cucina fosse stata, per lui, un rifugio, dopo la loro separazione…

Cucina e filosofia (e forse anche Socrate) …erano questi i nuovi amori di Leone.

Toccò poi ai tegami: di coccio, di rame, di alluminio, d’acciaio.

Poi alle padelle, alle casseruole, alle pentole, alle teglie, ai vassoi…

Allibito, Leone guardava…ma non riusciva a reagire, né ad emettere suoni…

Quando tutto il “tesoro” custodito in quella stanza, fu per terra, ammaccato o ridotto in pezzi, Silia sospirò…

Si era sfogata abbastanza…

Un ultimo sguardo a quello scenario di guerra.

Non c’era più nulla da rompere.

Guardò meglio…mentre Leone si lasciava scivolare lungo il muro, avvoltolato su se stesso, come un “pupo” che, improvvisamente avesse perso l’anima…

Sembrava un sacco vuoto, dimenticato da qualcuno lì, in un angolo di quella che era stata la SUA cucina…

Curiosamente s’era posto sul capo il suo cappello da cuoco…ora gli stava come il “berretto a sonagli” di un giullare di corte.

Silia provò quasi pena per lui e fece per uscire da quel “caos”.

Si girò un’ultima volta.

Su una mensola, in alto, lustre e perfettamente schierate, facevano bella mostra di sé, decine di bottiglie di cristallo, ampolle con liquidi dai colori vivaci:

Elisir al rabarbaro, Rosolio Stomatico al mandarino, al Caffè, Sambuca all’anice, Distillato "millefiori" .

Se ne era dimenticata…Leone si faceva arrivare ogni sorta di liquore e mistura alle erbe dai monaci cistercensi dell’Abbazia di Casamari…

Silia afferrò un lungo cucchiaio di legno, e, con un colpo secco, mandò in frantumi quell’ultimo retaggio del regno perduto di Leone…

Lui non fece motto…

Un urlo gli venne fuori quando si accorse che, non avendola vista prima, Silia, si stava adoperando per raggiungere un’ampolla più piccola, che era più indietro, rispetto alle altre…

-La Tintura Imperiale, no!!! Ti prego!-

Lei si svegliò come da uno stato di trance.

In tutta quella devastazione, stando attenta a non ferirsi con vetri e cocci, prese una sedia e raggiunse l’ampolla.

Ne discese, si avvicinò con grazia a quello che era stato suo marito.

Lo guardò come se lo vedesse per la prima volta…

-Che curioso, con quel cappello- pensò…

Si rigirò la boccetta fra le mani e, prima di porgerla a Leone, lesse:

Essenza tra il mistrà e l’assenzio con altri succhi medicinali, squisitissima … poche gocce bastano a trasmutare un bicchiere d’acqua in una specie di opale paradisiaca". “A Leone Gala, raffinato gourmet ed estimatore del gusto e della bellezza. Firmato Gabriele D’Annunzio”.

Con la coda dell’occhio, Silia vide, mentre usciva definitivamente dalla sua cucina e dalla sua vita, che Leone l’annusava.

Nel corridoio s’imbatté in uno specchio: si girò istintivamente…

Vide nel suo sguardo un bagliore che prima non c’era…

TELA

 

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2 risposte a Scrittura…che passione…

  1. rosy ha detto:

    …che forte!!!!! Un bel lavoro….aspetto le prossime puntate.
    Ti auguro una splendida settimana.
    Un abbraccio.
    Rosy.

  2. Lunarossa ha detto:

    Ottima iniziativa e ottimo lavoro, Giusy. Ma dove trovi il tempo di fare anche questo? In ogni caso mi sembra un esame molto preciso ed interessante. Buona settimana. A.

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