Pensiero sul cuscino

Questa sera, vi lascio un "pensiero" un po’ particolare. Alcune citazioni e l’explicit del romanzo di autore che amo molto (sul quale mi riservo un approfondimento futuro):

"La casa in collina"

di Cesare Pavese

pavese6

http://www.valsesiascuole.it/crosior/1_intertestualita/pavese_guerra.htm

Il coraggio di starsene soli come se gli altri non ci fossero

e pensare soltanto alla cosa che fai ed in tal modo si accetta la storia e gli altri.

(1961, vol. II, p. 51)

Pavese1 

ozlusoz.net

Quella guerra in cui vivevo rifugiato, convinto di averla accettata, di essermene fatta una pace scontrosa,

inferociva, mordeva più a fondo, giungeva ai nervi e nel cervello.

(1961, vol. II, p. 75)

Pavese2

http://www.libercogitatio.org

Ancora oggi mi chiedo perché quei tedeschi non mi aspettarono alla villa mandando qualcuno a cercarmi a Torino. Devo a questo se sono ancora libero, se sono quassù.

Perché la salvezza sia toccata a me e non a Gallo, non a Tono, non a Cate, non so.

Forse perché devo soffrire dell’altro? Perché sono il più inutile e non merito nulla, nemmeno un castigo?…. L’esperienza del pericolo rende vigliacchi ogni giorno di più.

Rende sciocchi, e sono al punto che essere vivo per caso, quando tanti migliori di me sono morti, non mi soddisfa e non mi basta.

A volte, dopo aver ascoltato l’inutile radio, guardando dal vetro le vigne deserte penso che vivere per caso non è vivere. E mi chiedo se sono davvero scampato.

(1961, vol. II, p. 95)

pavese3

http://www.aphorism.it

Si ha l’impressione che lo stesso destino che ha messo a terra quei corpi, tenga noialtri inchiodati a vederli, a riempircene gli occhi.

Non è paura, non è la solita viltà.

Ci si sente umiliati perché si capisce – si tocca con gli occhi – che al posto del morto potremmo essere noi:

non ci sarebbe differenza, e se viviamo lo dobbiamo al cadavere imbrattato.

Per questo ogni guerra è una guerra civile: ogni caduto somiglia a chi resta, e gliene chiede ragione.

(1961, vol. II, p. 130)

Pavese4

nuke.ilsottoscritto.it

Ma ho visto i morti sconosciuti, i morti repubblichini.

Sono questi che mi hanno svegliato.

Se un ignoto, un nemico, diventa morendo una cosa simile, se ci si arresta e si ha paura a scavalcarlo, vuol dire che anche vinto il nemico è qualcuno, che dopo averne sparso il sangue bisogna placarlo, dare una voce a questo sangue, giustificare chi l’ha sparso.

Guardare certi morti è umiliante.

Non sono più faccenda altrui; non ci si sente capitati sul posto per caso.

(1961, vol. II, p. 130)

Pavese5

groups.msn.com

Ci sono dei giorni in questa nuda campagna che camminando ho un soprassalto:

un tronco secco, un nodo d’erba, una schiena di roccia, mi paiono corpi distesi….

Io non credo, che possa finire.

Ora che ho visto cos’è la guerra, cos’è la guerra civile, so che tutti, se un giorno finisse, dovrebbero chiedersi:

– E dei caduti che facciamo? Perché sono morti?

Io non saprei cosa rispondere.

Non adesso, almeno.

Né mi pare che gli altri lo sappiano.

Forse lo sanno unicamente i morti,

e soltanto per loro la guerra è finita davvero.

Pavese casaincollina

http://www.italica.rai.it/argomenti/grandi_narratori_900/pavese/casaincollina.htm

Cesare Pavese

La casa in collina

http://it.wikiquote.org/wiki/Cesare_Pavese

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