4 novembre: la vittoria!

        …ossa sbiancate dal sole e dal gelo, ossa disperse in un mondo di vivi…

prima guerra

 Photos of the Great War

 

          Era nato a Barletta il 16 febbraio 1896.

       Aveva solo diciotto anni, Giuseppe Carli, quando, nel 1914, mentre frequentava il terzo anno dell’Istituto Tecnico Commerciale, dovette lasciare gli studi per arruolarsi nell’11˚ Reggimento dei bersaglieri come allievo sergente.

       L’anno successivo fu trasferito, con quel grado, al 12˚ Reggimento, IV compagnia, 23˚battaglione.

       Finì al fronte, tra i disagi, senza cibo, senza neanche qualche soldo per farsi scattare una fotografia da mandare a casa.

      Morì a Mrzly (oggi in Slovenia) il 1˚ giugno 1915.

      Le cronache militari dell’epoca riportano:

     «Un manipolo di una quindicina di giovani s’avvia, primo fra tutti il sergente (Carli)

… e va avanti… una scarica di fucileria e poi un’altra

fuoco intermittente, continuato, insistente.

Un proiettile gli raggiunge il braccio sinistro, poi la spalla.

"Coraggio… coraggio, a momenti saranno qui i nostri".

Il manipolo si assottiglia mentre da lontano spuntano i soccorritori.

I suoi movimenti sono pesanti e pur accasciato continua a far fuoco fino a quando altri due proiettili lo colpiscono al petto. "Non vi curate di me.. andate, andate…".

I soccorsi erano arrivati e il nemico era ricacciato.

l comandante si chinò sulla salma.

"Eccolo il vostro sergente che ha dato la vita alla Patria.

Inginocchiatevi bersaglieri e ispiratevi a lui per essere degni figli di questa Italia"».

bersaglieri_con_bicicletta

Photos of the Great War

 

         All’epoca si fantasticava ancora della possibilità di una guerra-lampo.

         Quindi occorreva sfondare.

       Il racconto della battaglia in cui cadde Carli si trova nel sito Fiamme cremisi dedicato ai bersaglieri(://digilander.libero.it/fiammecremisi/index.htm).

inizio-prima-guerra-mondiale

Photos of the Great War

        Anche il reggimento in cui militava Carli oltrepassò la frontiera il 24 maggio e si schierò lungo l’Isonzo.

        Le cime sovrastanti – tra cui il il Monte Nero, 2300 metri – erano presidiate dalle truppe austroungariche.

       Il 12˚Reggimento bersaglieri – agli ordini dell’VIII divisione del IV corpo d’armata e accampato a Luico – fu allertato per dare eventuale appoggio all’azione di alpini e fanti contro il Monte Nero.

soldati_italiani_sul_monte_grappa

Photos of the Great War

      Luico alla base del Mrzly, oltre l’Isonzo, distava cinque chilometri.

      L’attacco fu disastroso.

      Non restò che la ritirata.

      Il 1 giugno alle 9 il colonnello Eugenio De Rossi si pose alla testa dei bersaglieri, degli alpini e dei fanti per raggiungere Volarje, ai piedi del Mrzli.

     Iniziarono l’ascesa.

     Alle 18 si scontrarono con il nemico.

     Alle 20 avevano conquistato parte delle trincee di quota.

    E il sergente Giuseppe Carli, per fermare una postazione di mitragliatrice, si lanciò all’assalto:

fu colpito una prima volta, si rialzò, continuò la sua corsa e fu colpito altre due volte, prima di morire.

         «Sembrava che nulla potesse arrestare lo slancio di quei diavoli», dirà un ufficiale austriaco.

Così quel ragazzo di Barletta si guadagnò la prima medaglia d’oro attribuita a militari italiani durante la Grande Guerra.

truppe_a_riposo

 

 Photos of the Great War

IL TESTO DELL’ULTIMA LETTERA, SCRITTA QUINDICI GIORNI PRIMA DI MORIRE

Azzida, 14 maggio 1915. Non farla leggere a estranei.

Carissimo padre
A voler dire la verità ho dovuto attendere sino ad oggi per poterti scrivere.

Ho mandato a mezzo di un caporal maggiore di Canosa che era con me e che poi è venuto a Barletta un bigliettino diretto a mio fratello perché giusto come mi aveva scritto doveva ritornare da Minervino il giorno 3 mentre poi non è ritornato.

Non ho potuto scrivere prima perché sin dalla settimana scorsa siamo stati a lavorare sui monti a fare le trince e le strade di comunicazione perché questa povera regione era ed è ancora priva di strade.

Essendo stati in montagna, alla mensa non abbiamo più potuto convivere e perciò abbiamo dovuto mangiare con quelle 2 lire che ci danno di paga.

battaglia-di-caporetto

 Photos of the Great War

Figurati, non avanzava nemmeno un soldo e non si era mai soddisfatti perché i viveri vanno molto cari.

Basti dire che il pane costa ad 80 centesimi al chilo, e poi è pane nero, poco cotto come la pasta.

Un piatto di riso fatto così alla buona ci costa L. 0.40, una bistecca L. 0,50.

Figurati se le 2 lire bastano al giorno a voler mangiare, limitatamente 2 volte al giorno.

Di conseguenza poi, benché avrei potuto fare una scappatina a Cividale per farmi le fotografie, non ci son potuto andare perché senza un soldo.

Non dico che io volessi richiedere questa grossa somma di denaro, per andare a Cividale, mi basterebbe anche 5 lire per farmi le fotografie.

Mi potrai dire che non si sa di dove prenderle.

Si ma quella gran buona mamma potrebbe dare una cinquantina di soldi, la nonna potrebbe dare una liretta, tu volendo, sacrificandoti potresti metterci qualche altro soldo e anche a non voler spendere, 0.40 per spedirle a mezzo raccomandata, potresti metterle in una lettera regolare, ben chiusa, con un indirizzo chiaro, e la busta della lettera piuttosto di carta opaca, perché mi arrivino lo stesso con la semplice spesa di cent. 10.

Volendo potresti mandarmeli facendo un sacrificio enorme.

Per i fatti successi in Libia è probabile che le nostre compagnie mandino dei rinforzi in Tripolitania.

Lì ci sarà bisogno di sottufficiali io vi farò domanda di andarci perché qui mi son seccato veramente di stare.

Forse ed è probabile che il giorno 20 andiamo via da Azzida e andremo sopra un monte coperto di neve, il più alto e si chiama Matajur sopra il quale passa il confine.

Là poi non ne parliamo di poter andare a Cividale perché c’è la distanza di 34 Km. perciò allora sarà impossibile farmi le fotografie.

truppe_con_muli_carso

 Photos of the Great War

Noi qui abbiamo saputo che l’onorevole Salandra sta facendo le sue dimissioni dal potere, e si dice che verrà quella testa matta di Giolitti.

Sarà certo un bello sconvolgimento al Senato, ma per conto mio e a parere di tutti quanti ne siam qui, la guerra si deve fare se non per volontà della nazione poiché l’Austria sarebbe disposta a cedere un bel tratto del Trentino, della Gorizia sino all’Isonzo e due isole della Dalmazia che non sono propriamente quelle richieste dall’Italia, ma la guerra la deve fare per poter affermare i suoi diritti ed anche perché è obbligata dall’Inghilterra che sin ora ci ha fornito tutti i mezzi.

Poi lo scopo di questa guerra non sarebbe limitato alla semplice richiesta di quel territorio, ma essa ha l’obbiettivo pure di disfare, di annientare, di distruggere la Germania e l’Austria.

Questo è proprio lo scopo della guerra europea, se non fosse questo il fine, l’Inghilterra nemmeno sarebbe stata una nazione belligerante, la pace europea da quanto tempo si sarebbe fatta.

Il resto, tutte quelle cose che si dicono, son tutte chiacchiere, sono semplicemente voci che corrono col vento; ma quello è il fine di questa guerra, e l’Italia è anche essa obbligata alla partecipazione.

Questa mattina mi è arrivata una lettera di mio fratello la quale mi annunzia che sei ammalato.

Che cosa hai? Nientemeno che non mi fai sapere niente, e poi da casa non me lo potevano scrivere?

Fammi sapere qualche cosa.

È da un anno e tre mesi che sto fuori casa, e quant’anche ci siamo scritti, non son riuscito a sapere niente della particolarità di famiglia.

Perché questo? Perché non dirmelo? Così anche di mio fratello, non ne ho saputo mai di quel che ha combinato.

Tutti i giorni, qui da parecchi bersaglieri richiamati vengo a conoscenza di tante piccole cose a me veramente ignorate e che nemmeno da me solo potevo immaginare.

La mia famiglia è quella stessa di prima? Non ha fatto nessun cambiamento? è ancora la stessa babilonia?

Son cose veramente incredibili; io non son di convincermi; son persuaso che sia proprio così.

Io non lo so; ancora in campagna state ad abitare? Come gli arabi? Non vi sentite privati di un po’ di decoro personale? Come mai che la mia famiglia è ridotta così proprio ai minimi termini, proprio al di sotto di quelle di origine cafonesche? L’abbiamo un po’ d’amor proprio?

Mio fratello Vincenzo non è come prima, un lazzarone?

E Giovanni non sarà peggio di Vincenzo?

Scommetto che quegli non saprà nemmeno scrivere il suo nome e cognome perché si vedeva che era il più svogliato, e anche perché non gli saranno stati dati tutte le cose necessarie per un bambino. Che fa? Si ricorda di me, scommetto che no. Forse non saprà nemmeno che oltre a Gaetano, a Vincenzo, abbia un altro fratello quale sono io.

Questo poi non solo si estende su Giovanni, ma a tutto il resto della famiglia che non sa che anch’io ci sono tra i viventi su questa terra.

Non continuo più perché come si vede mi viene a mancare anche la carta.

Non faccio altro che salutare tutti e tu abbi i miei abbracci.

Tuo figlio Giuseppe

Fammi sapere tutto ciò che ho domandato e scrivimi presto.

Se puoi spedirmi un cinque lire, mandamele subito se no nemmeno le fotografie mi posso fare».

 

 

GIUSEPPE UNGARETTI

ungaretti_giuseppe


http://www.windoweb.it/guida/letteratura/biografia_giuseppe_ungaretti.htm
da L’ALLEGRIA – da IL PORTO SEPOLTO


VEGLIA

Un’intera nottata
buttato vicino
a un compagno
massacrato
con la sua bocca
digrignata
volta al plenilunio
con la congestione
delle sue mani
penetrata
nel mio silenzio
ho scritto
lettere piene d’amore.
Non sono mai stato
tanto
attaccato alla vita.

Cima Quattro il 23 dicembre 1915

http://www.la-poesia.it/italiani/fine-1900/ungaretti/p_veglia.htm

 

4 novembre 1918: la vittoria!

A TUTTI I CADUTI, DI TUTTE LE GUERRE

 

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