Giuseppe Di Vittorio

Camera del lavoro
  In occasione del 51° anniversario della morte di Giuseppe Di Vittorio, per ricordarne la straordinaria levatura morale e civile, riporto qui una testimonianza.
        Una sua dichiarazione relativa ai nove mesi di esilio in Svizzera, a Lugano, ai quali fu condannato nel 1914, per aver abbracciato la causa neutralista alla vigilia della Prima Guerra Mondiale.
        A Lugano, Di Vittorio, che diverrà nel 1945 Segretario della CGIL, a ventidue anni, imparerà come si studia, diventa consapevole di quanto determinante sia l’amore per lo studio, di quanto e come cambi la vita…
       Una lezione per tutti…non solo per i giovani…
CGIL1920
 
       "La Camera del lavoro gli aveva assegnato una paga di due lire al giorno. Con una lira e cinquanta Di Vittorio riusciva a mangiare e a dormire e gli restavano 50 centesimi al giorno, tutti da spendere in libri.
      «Mai ero stato bene come in esilio», ricorda sorridendo Di Vittorio.
      A Lugano prese contatto con molti intellettuali che lo aiutarono a studiare.
     Ricorda fra gli altri il giornalista Giuseppe De Falco che dirigeva in Svizzera il periodico Il lavoratore ed era corrispondente da quel paese dell’Avanti!
     Il De Falco era pugliese di Corato ed era segretario della Cdl di Bari e provincia.
     Egli fu per Di Vittorio un prezioso insegnante. Gli consigliava le opere letterarie, gli correggeva i compiti.
     E per la prima volta a ventidue anni di età Giuseppe Di Vittorio poté studiare con metodo storia, geografia, lingua italiana, filosofia e anche qualche materia scientifica.
     Gli esiliati di Lugano lo ricordano ancora: non riuscivano a vederlo che raramente a tarda sera perché Di Vittorio studiava in media quattordici ore al giorno.

Giuseppe_Di_Vittorio2

     «Fu quello il mio liceo — dice oggi Di Vittorio —. Quando ho cominciato a studiare con metodo ho avuto la sensazione netta della mia ignoranza e della mia piccolezza; mi pareva che fra me e il mondo lussureggiante della cultura e dell’arte, del sapere, sorgesse un alto muro, una barriera che mi divideva da una specie di paradiso terrestre.
      E dopo aver ultimato lo studio di un libro mi pareva di essermi arrampicato lungo quel muro e di aver potuto dare uno sguardo a quel paradiso del sapere.
      Questa sensazione accresceva in me la passione per lo studio.
      Durante l’esilio in Svizzera ebbi per la prima volta una conoscenza del mondo e appresi i primi elementi di una vera ideologia.
     Cominciai a studiare il Manifesto dei Comunisti e i primi scritti di Lenin, del quale intesi parlare la prima volta a Lugano.
      E questo anziché placare, accresceva sempre la mia sete di cultura».
      A Lugano Giuseppe Di Vittorio lesse e studiò anche la Storia della letteratura del De Santis e per la prima volta conobbe la vera, la grande poesia.
      La lettura del Leopardi suscitò in lui un’impressione così profonda che il tempo e le vicende dure della sua vita non riuscirono mai a cancellare.
      Amò anche la poesia del Carducci nel suo aspetto civile e politico, ma il Leopardi fu da allora il suo poeta.
La lettura di quell’alta lirica lo inchiodò letteralmente al tavolo.
«Dopo aver letto per la prima volta A Silvia posai le sigarette sul tavolo e dissi a me stesso: non fumerò più fino a quando non l’avrò imparata tutta a memoria»
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2 risposte a Giuseppe Di Vittorio

  1. Marika ha detto:

    salve prof!!!
    mi perdoni xl\’assenza, ma l\’università porta via del tempo immane…prima di tutto le faccio i complimente x questo intervento sul mio concittadino-ebbene sììì- ke ha reso grande la sua ridente cittadina e non solo!!! Aspetto di essere aggiunta ai suoi contatti…io le ho mandato il mio!!un bacione prof, e complimentissimi x il blog…SEMPRE + BELLOOOOOOOOOOOO!!!!!!!!!
    mARIKA

  2. Cinzia ha detto:

    Splendido, puntale e preciso. Per non arrenderci mai…. nel famoso quadro, metterei anche uno studente… universitario, magari un umanista, un ricercatore… ecco…. 😦

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