IL VALORE DELLA MEMORIA – MONITO DEL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO

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Quella di El Alamein (di cui ricorre il 66°anniversario), combattuta sulla sponda mediterranea del deserto egiziano nel 1942, fu una delle battaglie decisive della seconda Guerra Mondiale, una battaglia di natura strategica, allo stesso livello di quella delle Midway, nel Pacifico e di quella di Stalingrado.

L’Africa Korps guidato dalla "volpe del deserto" Rommel non ebbe così accesso al Canale di Suez e al Medio Oriente.

Sul fronte di El Alamein, le forze dell’Asse persero il dominio dell’Africa e il controllo del Mediterraneo.

Di fatto questa battaglia, aprì le porte allo sbarco degli Alleati in Sicilia, che sarebbe avvenuto qualche mese dopo, nel luglio del 1943.

In realtà si trattò di tre cruente battaglie, combattute tra giugno e novembre 1942, in cui ogni metro di sabbia e ogni altura di dieci metri o più, fra cui la mitica Quota 33, furono aspramente contese.

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Una lapide posta all’ingresso del Sacrario italiano, dice: "Mancò la fortuna non il valore", valore che fu riconosciuto anche dagli avversari.

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Da anni ormai, le potenze allora nemiche, convivono pacificamente nell’Unione Europea e nelle grandi organizzazioni internazionali e ogni anno commemorano con una cerimonia solenne quella ecatombe per rendere a quelle vittime un omaggio che, da tempo, non risente più di alcun carattere di nazionalismo.

4.643 i caduti italiani (di cui 2.196 ignoti), altri 38 mila corpi di nostri connazionali risultano dispersi, come ricorda una lapide all’ingresso, poveri resti che, né il deserto, né il mare hanno mai restituito.

A questi, si aggiungano 35 mila i caduti britannici, 22 mila i tedeschi, 16.500 gli americani.

Ormai questi morti, che sono davvero tutti uguali, vengono accomunati nel rimpianto e nei sentimenti di condanna degli orrori di quella come di tutte le guerre.

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Oggi, il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, commemorando quei caduti, ha detto che la sconfitta dell’Italia del 1942 ”non avrebbe gettato alcuna ombra sui valori di lealtà e di eroismo dei combattenti italiani o tedeschi”.

“I veri sconfitti, su quelle dune- ha sottolineato il Presidente- furono “i disegni di aggressione e di dominio fondati perfino su aberranti dottrine di superiorità razziale, che avevano trovato nel nazismo Hitleriano l’espressione più virulenta e conseguente”.

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”Sono crollati nel disastro della seconda guerra mondiale, i nazionalismi irriducibili, i sordi antagonismi tra gli stati europei alimentati da interessi e pretese inconciliabili, gli impulsi egemonici e i tenaci revanscismi.

Da quel terribile duplice abisso di distruzione e bagno di sangue, a partire dagli anni ’50, è scaturita la ricostruzione di un’Europa fondata innanzitutto sulla riconciliazione tra Francia e Germania, su una graduale fusione di interessi e condivisione di sovranità.

Abbiamo dato vita a un’autentica comunità di valori, tra i quali ha primeggiato quello della pace, di una cultura della pace basata sulla ricerca paziente di soluzioni negoziate per le controversie internazionali.

Su queste basi – ha concluso – si è consolidata la pace in Europa così da rendere impensabile il ripetersi di orrori come quelli che furono vissuti a El Alamein da trecentomila uomini di molteplici nazionalità”.

 

Le nuove generazioni devono "rispetto e riconoscenza, sempre" ai caduti di El Alamein.

Napolitano ha ricordato che qui ci furono "combattimenti tra i più duri e tormentati in un continuo alternarsi delle sorti".

”Nella partecipazione dei nostri soldati alle missioni internazionali di gestioni delle crisi, sono convinto che si esprima quella stessa carica di lealtà, di coraggio e di umanità che contraddistinse tutti i nostri Corpi e Reparti a El Alamein”.

 "I nostri Paesi, ha aggiunto, parlando come oratore ufficiale a nome dei 12 Paesi che onorano oggi i loro caduti nelle battaglie del 1942, ”sono impegnati oggi a contribuire all’affermazione di valori di pace e di giustizia fuori dei confini dell’Europa partecipando alle missioni internazionali di gestione delle crisi che hanno investito regioni vicine e lontane”.

Napolitano ha reso omaggio alle ”alte virtù morali e alle straordinarie doti di coraggio di cui decine e decine di migliaia di uomini diedero qui incontestabile prova”.

 ”Tutti furono guidati – ha aggiunto – dal sentimento nazionale e dall’amor di Patria, per diverse e non comparabili che fossero le ragioni invocate dai governi che si contrapponevano su tutti i fronti del secondo conflitto mondiale”.
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Napolitano ha concluso il suo discorso ufficiale rendendo omaggio alla memoria del colonnello Paolo Caccia Dominioni che, dopo essere stato decorato al valor militare nella Prima guerra mondiale, lo fu anche ”per le prove date a El Alamein e per il suo eroico impegno come comandante partigiano nella guerra di Liberazione 1943-1945”, ed ha ricevuto recentemente la Medaglia d’Oro al valore dell’Esercito per la missione di recupero e sistemazione delle salme dei caduti di El Alamein.

Nonostante gli eventi che si rievocano oggi appartengano al passato (o forse proprio in virtù di questo), l’esortazione del Quirinale è:

«NON DIMENTICARE».

 «In questo solenne scenario, che evoca vicende terribili di guerra e di morte, sentiamo profondamente come italiani e come europei, il dovere della riconoscenza, della memoria, della riflessione».

Napolitano

Ancora una lezione di democrazia e di lucida, equilibrata analisi storica da parte di un grande Presidente.

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Una risposta a IL VALORE DELLA MEMORIA – MONITO DEL PRESIDENTE GIORGIO NAPOLITANO

  1. Giuseppe ha detto:

    mia cara, l\’italia se ne fotte della memoria. mala tempora currunt.

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