Isabella di Morra&Diego Sandoval De Castro. La castellana e il trovatore (3^ed ultima puntata)

Come promesso. ecco la terza ed ultima parte del Saggio su Isabella di Morra

(…)

           Grazie a Benedetto Croce, ci è pervenuto il Canzoniere di Isabella, tanto breve quanto intenso e originale rispetto agli altri contemporanei.

          Composto di dieci sonetti e tre canzoni, fu ritrovato dalla polizia spagnola, tra le carte della giovane assassinata.

          La fama sopraggiunse ben presto, perché il nome di Isabella cominciò subito a circolare, "sexum superando", come dice il nipote Marcantonio, cioè superando i limiti e gli ostacoli legati alla condizione femminile.

Sicuramente quella di Isabella di Morra è una delle voci più originali della lirica cinquecentesca italiana.

I suoi versi anticipano cadenze tassiane e leopardiane.

e il naufragar

Come il poeta recanatese, nelle sue opere Isabella compie una trasfigurazione lirica del paesaggio, che diventa partecipe dei suoi stati d’animo, e la tragicità e la potenza delle immagini con cui esprime il suo tormento sono analoghe a quelle presenti anche nelle liriche del Tasso.

Ella definisce “denigrato sito”, il castello paterno, collocato a picco sul mare, sull’infelice lito, sotto la tutela dei fratelli rozzi, incolti e sempre più imbarbariti nel loro isolamento, che la detestavano e la tenevano segregata nel sinistro maniero.

Non si può non sentire l’eco dei suoi versi nel “natìo borgo selvaggio”, piuttosto che nel “paterno ostello”, citato in A Silvia.

E la serie di coincidenze tra i due poeti potrebbe continuare.

280px-Lady_with_an_Ermine                     Leopardi   

      

Entrambi sono nobili di nascita, soffrono la solitudine e vedono scivolare via inutilmente la giovinezza;

sia Isabella che Leopardi hanno in un monte il loro punto di riferimento e da lì guardano il mare;

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entrambi si sentono prigionieri in due paesini della provincia, che li tagliano fuori dalla civiltà.

E ancora se Isabella scrive "fra questi dumi/fra questi aspri costumi/ di gente irrazionale, priva d’ingegno/… senza sostegno/sono costretta a menar il viver mio", Leopardi sembra farle eco: "Né mi diceva il cor che l’età verde/ sarei dannato a consumar in questo/natio loco selvaggio, intra gente/ zotica, vil…"

Palazzo e piazza

Non a caso è stata definita la "Saffo lucana.

Consiglio il suo breve Canzoniere a tutti coloro che, giovani o meno giovani, serbano ancora nel loro cuore un cantuccio per il romanticismo.

Sempre Caro

Tanto più che, per rendere un estremo omaggio a Isabella&Diego, lo scrittore Tobia R.Toscano ha riunito le Rime in un unico volume, uscito proprio in questi giorni per l’editore Salerno (pagg.187, €18,50), riportando d’attualità la loro vicenda.

D’un alto monte onde si scorge il mare

miro sovente io, tua figlia Isabella,

s’alcun legno spalmato in quello appare,

che di te, padre, a me doni novella.

Ma la mia adversa e dispietata stella

non vuol ch’alcun conforto possa entrare

nel tristo cor, ma, di pietà rubella,

la calda speme in pianto fa mutare.

Ch’io non veggo nel mar remo né vela

(così deserto è l infelice lito)

che l’onde fenda o che la gonfi il vento.

Contra Fortuna alor spargo querela,

cd ho in odio il denigrato sito,

come sola cagion del mio tormento. (Rime III).

galeone 

Isabella&Diego forever

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