Dacia Maraini…

   Chi, come me, ha frequentato le scuole superiori negli Anni Settanta, è cresciuta con Dacia Maraini.
   Ci passavamo i suoi libri di mano in mano (insieme con quelli di Carlo Cassòla, di Erich Fromm, di Cesare Pavese, di Alberto Moravia…) come si condivide una conoscenza preziosa e, in quanto tale, da non poter tenere esclusivamente per sè.
   Noi, generazione che NON aveva fatto il Sessantotto (per motivi puramente anagrafici), ne sentivamo ancora il profumo. E tuttavia, l’orgoglio di vivere e di essere ragazze, nel mitico decennio ’70-’80 ci pervadeva completamente.
   Era l’epoca dei Collettivi Femministi, delle gonnellone a fiori, dei maglioni oversize (che dovevano nascondere forme troppo femminili, per consentire che l’attenzione degli interlocutori maschi si concentrasse solo sulle nostre menti pensanti…), degli eskimo verdemilitare, degli anfibi al posto dei tacchi…
   E si parlava, si parlava, si parlava di tutto.
   E si cambiarono tante cose: i Decreti Delegati diedero a Studenti e Genitori un ruolo attivo nella gestione delle scuole…Si ottenne che la maggiore età fosse anticipata dai 21 ai 18 anni; venne approvato il diritto di famiglia che garantiva (e garantisce) la tutela della donna, la parità fra sessi, la comunione dei beni, la patria potestà ad entrambi i genitori ed eliminava ogni distinzione fra figli legittimi e naturali…
   Erano gli anni in cui viene assassinato Pier Paolo Pasolini (grande amico della Maraini e di Moravia), della fuoriuscita della mortale diossina dall’ICMESA di Seveso…Sono gli anni in cui dilaga la protesta giovanile e studentesca…ma anche gli "Anni di Piombo": Aldo Moro viene rapito e ucciso dalle Brigate Rosse…
    Chi ha vissuto in quegli anni, è rimasto segnato da quegli eventi.
    Denominatore comune: i libri di Dacia Maraini, le sue esperienze teatrali, la poesia…
    "Memorie di una ladra" del 1972…"Donna in guerra" del 1975 pubblicato da Einaudi in sei lingue.
    E poi ancora "Storia di Piera" scritto in collaborazione con Piera Degli Esposti nel 1980; "Il treno per Helsinki" del 1984, tradotto in cinque lingue.
    L’anno dopo segue "lsolína" pubblicato da Mondadori (Premio Fregene 1985, ripubblicato da Rizzoli nel 1992; tradotto in cinque paesi).
    Nel 1990 esce "La lunga vita di Marianna Ucrìa" che riceve, il Supercampiello, ma diventa "Libro dell’anno 1990”  pochi mesi dopo (tradotto in diciotto paesi). Dal romanzo è stato tratto l’omonimo film di Roberto Faenza "Marianna Ucrìa" ed una versione teatrale.
   Del 1991 è la raccolta di poesie "Viaggiando con passo di volpe" per Rizzoli e il libro di teatro "Veronica, meretrice e scrittora" 
   Nel 1993 Rizzoli pubblica il fortunatissimo "Bagheria", ottimo successo di pubblico e di critica.
   Il romanzo "Voci" esce nel 1994 e viene tradotto in sette paesi). Il saggio "Un clandestino a bordo" è del 1996, mentre nel 1997 vede la luce un altro romanzo, "Dolce per sé".
    Nel 1998 Dacia Maraini pubblica l’antologia di poesia "Se amando troppo"; un anno dopo il libro di racconti "Buio"che tratta il tema della violenza sull’infanzia e sull’adolescenza attraverso in dodici storie (premio Strega).
    Prolifica rimane, letterariamente parlando, la nostra autrice anche nel decennio in corso:
   "Fare teatro (1966-2000)" (raccolta di quasi tutta l’opera teatrale di Dacia Maraini;
    Escono, poi, "Amata scrittura", "La nave per Kobe" (il viaggio che la famiglia Maraini compì per raggiungere il Giappone, da Brindisi a Kobe) e il libro di favole "La pecora Dolly".
    Del 2003 è "Piera e gli assassini" ancora in collaborazione con Piera degli Esposti.
    Nel 2004 esce il romanzo "Colomba", la storia, dall’atmosfera fiabesca, di una ragazza che scompare nei boschi del parco nazionale dell’Abruzzo.
dacia
   Sabato pomeriggio, Dacia Maraini, la scrittrice italiana più tradotta al mondo, si è concessa ad una ristretta (solo perchè molti non sono intervenuti, ma l’incontro era aperto a tutti) platea di brindisini.
   Avevo sostenuto un esame con lei, nel 1987, quando mi sono specializzata in "METODOLOGIE DEL GIORNALISMO E DELL’INFORMAZIONE", presso l’Istituto Superiore di Giornalismo e Tecniche Audiovisive. Mi colpirono i suoi occhi azzurrissimi e la pacatezza dei modi, espressione esteriore della sua forza intellettuale e della sua profondità interiore.   E anche, l’umiltà che solo i grandi hanno, la totale assenza di arroganza…che tutti noi studenti avemmo modo di constatare quando si sedette a pranzare e a chiacchierare con semplicità, amabilmente, senza il minimo sforzo…
iltreno dell'ultima notte
             E’ venuta a Brindisi a presentare il suo ultimo romanzo Dacia Maraini, Il treno dell’ultima notte .
“Ogni treno in fondo passa verso il regno dei trapassati”
Sulla copertina il dipinto “The Disasters of War” di Gottfried Helnwein: infatti, lo sfondo della storia, nel periodo della Guerra Fredda, è il dramma della deportazione degli Ebrei nei campi di sterminio.
La Maraini sceglie di trascrivere, all’inizio del libro alcune righe del romanzo “Cuore di tenebra” di Joseph Conrad
“Mi chiesi cosa ci stessi a fare là, con un senso di panico nel cuore…mi sembrò di sentire quel grido sussurrato: Che orrore! Che orrore”!
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L’orrore della guerra, le nefandezze dei nazisti, l’ottusità dei sovietici rendono il senso della follia umana e dell’insensatezza di chi governa e mira a manipolare le folle.
L’Autrice, attraverso l’odissea di Amara, ci porta in un periodo storico ancora oscuro, avvolto da una spessa coltre di menzogne.
 
 E’ un viaggio attraverso la Morte dell’Utopia, tra i sogni infranti.
Ma il romanzo si chiude con una speranza sottile. 
Questo libro consente al lettore di compiere una riflessione “AMARA”…come il nome della protagonista, e di comprendere quanto fondamentale sia, per realizzare un futuro migliore, il valore della MEMORIA.
 
 
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Una risposta a Dacia Maraini…

  1. Katia ha detto:

    per rimanere in tema…
    Voi che vivete sicuri
    Nelle vostre tiepide case,
    voi che trovate tornando a sera
    Il cibo caldo e visi amici:
    Considerate se questo è un uomo
    Che lavora nel fango
    Che non conosce pace
    Che lotta per un pezzo di pane
    Che muore per un sì o per un no.
    Considerate se questa è una donna,
    Senza capelli e senza nome
    Senza più forza di ricordare
    Vuoti gli occhi e freddo il grembo
    Come una rana d\’inverno.
    Meditate che questo è stato:
    Vi comando queste parole.
    Scolpitele nel vostro cuore
    Stando in casa andando per via,
    Coricandovi alzandovi;
    Ripetetele ai vostri figli.
    O vi si sfaccia la casa,
    La malattia vi impedisca,
    I vostri nati torcano il viso da voi.Primo Levi

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