Il treno dell’ultima notte

iltreno dell'ultima notte
"Una mattina Amara aveva aspettato il piccolo Emanuele per ore sotto il ciliegio di villa Lorenzi su cui avevano l’abitudine di arrampicarsi ogni giorno. Ma lui non era venuto. Così si era inerpicata da sola sull’albero, si era riempita la bocca di ciliegie mature e aveva sputato lontano i noccioli gonfiando d’aria le gote. Intanto teneva d’occhio il viottolo terroso che conduceva verso la villa."
 
Correva l’anno 1956.
Amara, la protagonista del romanzo intraprende un viaggio della ricerca, e suo malgrado, si ritrova a fare un viaggio della memoria. La guerra è finita da undici anni, un tempo non troppo lontano (le immagini tragiche del conflitto sono nitide, ancora impresse sulla retina), nè troppo vicino da rendere impossibile un’indagine. Il tempo giusto per compiere un percorso d’iniziazione, un cammino attraverso il quale porsi delle domande e diventare adulti.
Un anno terribile il 1956: in piena Guerra Fredda, in un mondo diviso in due blocchi da una "cortina di ferro", il clangore dei carri armati russi dispersero il profumo di libertà che cominciava a diffondersi nelle strade di Budapest e mandarono in frantumi quell’utopia nella quale si stava cominciando a sperare.
DaciaMaraini

Dell’ultimo romanzo di Dacia Maraini, Il treno dell’ultima notte, presentato dalla scrittrice nell’Aula Magna del Liceo Scientifico "T.Monticelli" di Brindisi questo pomeriggio alle 17, parlerò domani, a vantaggio di tutti coloro che non erano presenti…

Intanto ne consiglio la lettura ai miei fedelissimi blogonauti. Notte a tutti voi!

 

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